Iscriviti alla newsletter e ottieni il 10% di sconto sul tuo primo ordine!

Scopriamo tutta la verità sull’olio di palma

Quante volte abbiamo sentito critiche su questo alimento? Ci siamo poi realmente informati per scoprire la verità? Oggi, dopo aver scoperto i lati oscuri di molti prodotti che consumiamo come l’avocado, la soia, il chewing-gum e i cibi fast food, sulla rubrica Biodiversità di Warm Burrow scopriremo la realtà nascosta dietro uno degli alimenti più criticati degli ultimi anni: l’olio di palma.

olio di palma

Dove è presente l'olio di palma?

L’olio di palma è presente nella maggior parte delle ricette dei dolci da forno, nel pane, nelle merendine, nei biscotti, negli omogeneizzati e altri prodotti per bambini, nonché in diversi cibi pronti sia secchi che congelati. Inoltre, o ritroviamo in una lunghissima lista di biscotti e merendine, nelle farciture dei dolci confezionati e nelle creme spalmabili.

L’olio di palma, un olio di origine vegetale, ha una composizione in acidi grassi più simile al burro che agli altri grassi vegetali: è infatti composto essenzialmente da grassi saturi. Di conseguenza ben si presta, per le sue proprietà chimiche, a sostituire proprio il burro nelle preparazioni industriali. Perché? Innanzitutto, perché ha un costo nettamente inferiore. In secondo luogo, perché è praticamente insapore. Inoltre, rispetto al burro garantisce una conservabilità maggiore dei prodotti, per la sua maggior resistenza alla temperatura e all’irrancidimento.

!! Attenzione però, pur essendo un ingrediente altamente diffuso, non è sempre facile da individuare. Nelle etichette dei prodotti non viene quasi mai inserita la dicitura ‘olio di palma’. Solitamente al suo posto si riporta una più generica voce ‘grassi vegetali‘.


LE ACCUSE

“Fa male. Rovina il nostro sistema cardiocircolatorio. Provoca il diabete. Forse è anche cancerogeno. È responsabile di una feroce deforestazione a favore della monocoltura intensiva e mette a repentaglio interi ecosistemi e la sopravvivenza di molte specie animali del Borneo e di Sumatra.”


Sembrerebbe la descrizione di un vero e proprio killer per la salute e l’ambiente. 

A livello ambientale, anche i consumi d’acqua, di fertilizzanti, di pesticidi aumentano per via delle piantagioni di palma da olio. L’allarme per la distruzione della biodiversità di questi ecosistemi è alto, al posto delle foreste oggi sorgono sempre più piantagioni di palme, poco costose in termini di manutenzione e dalla resa elevatissima.

La popolazione locale, oltre a perdere il suo habitat è ridotta in schiavitù, sfruttata dalle multinazionali agro-alimentari per lavorare nelle piantagioni di palma da olio. Anche la fauna locale, come ad esempio la tigre Malese e la tigre di Sumatra, ha subito una forte riduzione del numero di esemplari come conseguenza delle modifiche del loro habitat naturale.


Ma quanta verità c’è in queste accuse? Andiamo a scoprirlo.


E FINALMENTE… LA VERITÀ

Quanto detto prima è tutto vero? Non completamente. In realtà il quadro disegnato dagli scienziati, almeno su alcuni aspetti, è decisamente ridimensionato.

Per rispondere alla domanda “Fa male?”
Trattandosi di un grasso saturo, va considerato esattamente come tutti gli altri grassi saturi: pensiamo per esempio al burro o allo strutto. Proprio per questo dipende da quanto ne consumiamo. “Che queste sostanze vadano consumate in modo limitato nella nostra alimentazione, perché altrimenti fanno ammalare le nostre arterie, è risaputo” ci spiega Laura Rossi, ricercatrice presso il Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione di Roma e delegata italiana per il Consiglio Fao.

È corretta l’osservazione nutrizionale che dice di limitarne il consumo ma quello che però è sbagliato è sostenere che altri grassi, come il burro, non facciano male mentre l’olio di palma sì. Quello che rimane fondamentale è non eccedere nelle quantità. Una soglia accettabile? Quella del 10% massimo sul totale delle calorie giornaliere. Una quota che comprende però tutti i grassi saturi, sia quelli di origine vegetale che animale, non solo quelli dell’olio di palma.


Per rispondere alla domanda “È vero che l’olio di palma contiene composti cancerogeni che possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore?”

Sì, ma con una normale alimentazione è molto difficile raggiungere le quantità che aumenterebbero davvero in modo misurabile il rischio individuale di sviluppare un tumore. Come suggerito prima, il rischio è legato alla frequenza e quantità delle consumazioni e allo stile di vita correlato. 


Per rispondere alla domanda “È davvero così dannoso per l’ambiente?”

Partiamo dal fatto che, per quanto riguarda il consumo di suolo, la palma da olio ha caratteristiche migliori di altre piante. Ogni albero, infatti, produce caschi variabili dai 10 ai 40 kg e la polpa dei frutti rossastri contenuti è ricca di olio per circa il 45%-65%. Per avere una resa simile, altre piante richiedono un'estensione fino a undici volte superiore. Queste piante, inoltre, non necessitano di irrigazione: la pioggia tropicale delle zone calde e umide in cui crescono è sufficiente alla loro crescita. Rispetto ad altre colture richiede, dunque, un consumo inferiore di acqua, pesticidi e fertilizzanti.


Tuttavia, le problematiche a livello ambientale ci sono, e sono innegabili. La coltivazione delle palme da olio, che si concentra nel Sud-Est asiatico (in particolare in Indonesia e Malesia) ha comportato e comporta tutt’oggi un massiccio abbattimento delle foreste tropicali per far spazio alle nuove piantagioni. Le conseguenze si possono calcolare nella distruzione dell’habitat di numerose specie, ma anche in ripercussioni come l’impennata di gas serra nell’atmosfera e lo stravolgimento dell’assetto idrogeologico del territorio

L’Indonesia, ad esempio, dal 1990 al 2014 ha perso una superficie di foreste grande quanto la Germania


SOLUZIONI

Per concludere, rispondiamo alla domanda “Esiste un olio di palma sostenibile?”

Nel 2014 è stato raggiunto un accordo importante (High Carbon Stock Approach).  Tutte le aziende interessate alle piantagioni di olio di palma si sono impegnate a minimizzare il loro impatto ambientale: alcune multinazionali come P&G, L’Oreal, Unilever, Nestlé, Wilmar International e Cargill hanno dichiarato di aver aderito a questo accordo.

Greenpeace già dal 2013 ha promosso un tavolo di comunicazione per spezzare il legame tra produzione dell’olio di palma e la deforestazione. Da questo tavolo è nato il Palm Oil Innovation Group (POIG) che ha 16 membri, fra cui Wwf, Rainforest Action Network e grandi aziende come Ferrero, già certificate dal RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil). Gli obiettivi sono quelli di stabilire quali foreste preservare e quali suoli destinare alle piantagioni, coinvolgere i produttori locali, creare una tracciabilità totale e trasparente del prodotto lungo l’intera filiera. Una sfida che è aperta per lo studio di un olio di palma sostenibile.

In Italia, nel 2015 è stata fondata l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile da un gruppo di Aziende e Associazioni attive in vari settori nei quali viene utilizzato olio di palma, con l’obiettivo di promuovere attivamente la cultura della sostenibilità di questo prodotto. L’Unione ha come obiettivo principale quello di coordinare, in Italia, tutte le attività di comunicazione per favorirne la conoscenza da parte dei consumatori. L’Unione italiana, così come il WWF non ritengono che il boicottaggio sia la soluzione. Perché?


Vi consiglio, per ulteriori informazioni, di visitare il sito https://www.oliodipalmasostenibile.it che propone delle soluzioni alternative interessanti e permette di conoscere meglio questo alimento. 

Ma la vera domanda è, quanto la maggior parte della popolazione è disposta a pagare di più per avere un prodotto meno dannoso per l’ecosistema? Voi sareste disposti a spendere di più sapendo, però, che il prodotto che consumate è totalmente “green”?

Ditecelo nei commenti!


Ilaria Pietroniro


Fonti:

https://www.wired.it/scienza/medicina/2015/05/08/tutta-verita-olio-di-palma/

https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/vero-lolio-palma-contiene-composti-cancerogeni-possono-aumentare-rischio-sviluppare-un-tumore

https://www.corriere.it/native-adv/ferrero-longform01-olio-di-palma-7-luoghi-comuni-da-sfatare.shtml

https://www.tuttogreen.it/olio-di-palma/

Lascia un commento

Si prega di notare che i commenti sono soggetti ad approvazione prima di essere pubblicati