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Rientro a scuola: la minaccia della plastica monouso

Settembre è arrivato, quest’anno forse più velocemente che mai: un’estate corta, fatta di preoccupazioni, incertezze, ipotesi.

Tra i grandi interrogativi la questione “riapertura delle scuole” è stata senza dubbio una tra le più delicate.

Oggi sappiamo che tra i moltissimi se e gli altrettanti ma, la decisione è stata quella di provare a ridare un senso di normalità ai milioni di bambini a lungo privati della loro innocenza e spensieratezza. 

Nel dover organizzare la gestione degli spazi comuni, il Ministero dell’Istruzione si è soffermato anche su un tema non meno importante di turni orari, distanziamenti e mascherine: la mensa. Uno spazio necessario tanto per gli studenti quanto per genitori e insegnanti. Ma come reinventarlo a prova di Covid-19?

La risposta data dai vertici ha suscitato non poche proteste. Comuni e gestori si sono trovati di fronte ad un’imposizione alquanto assurda e, sicuramente, priva di ogni riguardo ambientale: 

“La somministrazione del pasto deve prevedere la distribuzione in mono-porzioni, in vaschette separate unitariamente a posate, bicchiere e tovagliolo monouso e possibilmente compostabile.”

Così recita il Protocollo sicurezza, andando in controtendenza rispetto a quanto previsto dalle indicazioni del CTS e dal Piano Scuola 2020/2021.


Plastica monouso e spreco alimentare

La decisione presa dal Ministero, oltre ad avere conseguenze dal punto di vista operativo in quanto a perdita di posti di lavoro, comporterebbe un immenso impatto sull’ecosistema e andrebbe ad aumentare le percentuali relative agli scarti alimentari.

Il 28 luglio Change.org, piattaforma in cui vengono lanciate tra le più svariate petizioni, spesso anche di carattere ambientale (ti consigliamo di registrarti e di partecipare alla lotta per il cambiamento), ha dato via alla campagna di Foodinsider.it #salvalamensa


“Uno dei possibili scenari della mensa scolastica che si prefigura a settembre è questo: pasti in monoporzioni di plastica sigillate e menù semplificati stile fast food. Tradotto: cibo preparato a livello industriale in cucine centralizzate, tenuto al caldo a scuocere per ore (da 4 a 8) e infine veicolato a tutte le scuole, anche a quelle già dotate di cucina interna che non verrebbero più utilizzate.”


Secondo le stime, se dovessimo andare in questa direzione in un solo anno scolastico produrremmo circa 11 kg di plastica per bambino

Ma la pandemia non doveva mica averci insegnato qualcosa? 

Qualcuno diceva che le cose sarebbero cambiate in meglio, e invece il Ministero sembra volerci far regredire. Il motivo di sicuro non stupisce: sempre di soldi si tratta. La scelta del monouso comporterebbe infatti un aumento del costo del servizio mensa, in quanto includerebbe non solo il pasto, ma anche posate, tovaglioli e bicchieri sempre nuovi, oltre a onerose procedure di sigillamento e di igienizzazione.


Ma alla fine, che succederà?

La petizione ha riscosso molto successo tra le famiglie e le associazioni coinvolte, raggiungendo più di 33 mila firme (l’obiettivo è 35.000, quindi se ancora non l’hai fatto, affrettati a firmare qui).In risposta il Ministero ha tenuto a precisare che quella delle Lunch box e dell’usa e getta sono soluzioni “estreme”, da attuare solamente nel caso in cui l’istituto competente non fosse in grado di conciliare il numero di studenti con le tempistiche, le procedure di contingentazione e le esigenze nutrizionali degli alunni. 

D’altro canto, come sottolineano gli esperti di Foodinsider, ci sono delle soluzioni migliori che puntano sulla salute e sull’educazione ambientale: sarà sufficiente dotare gli addetti al servizio mensa di carrelli termici da poter utilizzare per servire il pasto direttamente nelle aulee, in sicurezza e nel rispetto delle norme igieniche in vigore.

Resta di fatto che, seppur venga dato spazio di manovra alle scuole, quella della plastica monouso non dovrebbe affatto rientrare tra le soluzioni possibili. Teniamo a ribadire che le conseguenze per il Pianeta e per i nostri bambini sarebbero troppo dannose, sia in quanto a sprechi, sia in quanto ad abitudini: l’usa e getta va eliminato, non promosso.


di Alice Nardiotti


Fonti:

https://www.change.org/p/lucia-azzolina-l-alibi-dell-emergenza-plastifica-la-mensa-firma-per-dire-no-alle-monoporzioni?utm_content=cl_sharecopy_23660730_it-IT%3A1&recruiter=1134354720&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition

http://www.foodinsider.it/



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