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Raccolta differenziata nel mondo: Il Sud Corea è il modello orientale

Cari lettori, bentornati a “Dove lo butto?”, rubrica in cui ogni settimana ci occupiamo di rivelare segreti, curiosità e dritte sulla raccolta differenziata: farla è un bene, ma farla bene è meglio!

Da qualche settimana abbiamo inaugurato un viaggio attraverso i luoghi più disparati del mondo con l’obiettivo di scoprire cosa succede al di fuori dei confini nazionali in materia di riciclo.

D’altronde, essendo il nostro Pianeta composto da ben 208 Stati, è fondamentale sapere come funziona la gestione dei rifiuti su scala globale. A maggior ragione se, come succede a noi di Warm Burrow, l’obiettivo è quello di comprendere quanto questo possa incidere sulla nostra realtà quotidiana.

Proseguiamo oggi il nostro tour dirigendoci verso una meta che, dopo la visita non molto piacevole dai nostri vicini francesi, ci riporta ai “piani alti”. Torniamo infatti a parlare di raccolta differenziata nel mondodove, tra i nomi di diverse nazioni europee, spicca inaspettatamente quello di uno Stato asiatico: il Sud Corea.

raccolta differenziata nel mondo

Poche risorse ma molta energia

Quando ti trovi in un Paese dove le materie prime scarseggiano e le minacce ambientali, sociali ed economiche continuano ad aumentare, ecco che il riciclo diventa la soluzione migliore. E il Sud Corea lo sa bene.

Sin dalla metà degli anni ‘80, in risposta all’incremento sempre più consistente dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione, viene introdotta la legge sul controllo dei rifiuti, seguita a breve dall’introduzione di politiche e sistemi atti a migliorare sempre più l’efficacia della loro gestione tanto nella dimensione domestica che industriale. La vera svolta, però, si verifica agli inizi del nuovo secolo: a partire dal 2000, infatti, i rifiuti smettono di essere considerati tali e si trasformano in risorse.

Questa politica “zero waste” permette al Sud Corea di recuperare materiale di cui il territorio è carente e di creare energia rinnovabile, abbassando così i tassi di produzione di gas a effetto serra. In questo modo, come dimostra il più recente rapporto globale sui tassi di riciclaggio relativo al 2017, il Sud Corea si posiziona al fianco di Germania e Austria, con un tasso di riciclo pari al 53.7%.

Nelle nostre ricerche, il dato che più ci ha colpiti riguarda però la percentuale relativa al riciclo degli scarti alimentari: pensate che in soli 25 anni lo Stato coreano è passato da un misero 2% fino a raggiungere quasi il massimo con un impressionante 95%!

Un sistema leader nella lotta agli sprechi

Dietro a questi numeri degni d’ammirazione sta un preciso piano d’azione, realizzato dal governo al fine di ridurre al minimo la produzione di rifiuti. Una delle misure centrali adottate su scala nazionale è rappresentata dal Volume Based Waste Fee (VBWF), ossia un duplice sistema che, da una parte, offre un servizio gratuito di raccolta dei rifiuti riciclabili mentre, dall’altra, impone costi agli “inquinatori” in base alla quantità di rifiuti non riciclabili prodotti. In poche parole, potremmo riassumerlo così: paghi quel che sprechi

Questo meccanismo ha favorito, grazie all’azione congiunta dei governi locali e delle associazioni ambientaliste, una netta sensibilizzazione tanto dei cittadini quanto dei produttori. Dato il successo ottenuto, lo Stato sudcoreano ha ben pensato di dedicarsi a molte altre iniziative, tra cui la riduzione, orientata a un’eliminazione definitiva entro il 2022, dei prodotti e degli imballaggi in plastica come bicchieri, cannucce, sacchetti e contenitori. 

di Alice Nardiotti

 

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche: “La raccolta differenziata in Germania”

oppure:

“La raccolta differenziata nel mondo: Russia, una vera discarica”



Fonti:

https://www.downtoearth.org.in/news/waste/ten-zero-waste-cities-how-seoul-came-to-be-among-the-best-in-recycling-68585

https://global-recycling.info/archives/3205

https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/indicators/waste-recycling-1/assessment- 




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