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Raccolta differenziata nel mondo: Hong Kong, una distesa di rifiuti

Nel lontano oriente asiatico c’è chi, come abbiamo visto nel caso della Corea del Sud, sa bene come farsi valere tra le potenze occidentali in termini di raccolta differenziata. Purtroppo, c’è anche chi, nonostante sia conosciuto per il suo avanzamento tecnologico e sviluppo delle risorse, di esemplare ha ben poco. Stiamo parlando di Hong Kong, la regione amministrativa speciale cinese, il cui significato letterale è “Porto profumato”.

Eppure, di profumato c’è ben poco: la quantità di rifiuti accumulati nelle enormi discariche sul territorio sembrano diffondere per le strade dell’importante centro commerciale e finanziario un odore non molto gradevole.

Hong Kong, insieme alla “Grande” America, alla Francia e alla Russia, è uno dei luoghi in cui si registrano i tassi più bassi di raccolta e riciclo dei rifiuti, ancora una volta a dimostrazione del fatto che “non è tutt’oro quello che luccica”.

raccolta differenziata nel mondo: hong kong

Una storia in declino

Nonostante il sistema di raccolta dei rifiuti sia in vigore da quasi trent’anni, Hong Kong nel 2017 registra un tasso di riciclo pari al 36.5%, rimanendo praticamente immutato nel tempo. Solo l’anno prima, per farvi un esempio, la regione autonoma aveva toccato la cifra più bassa dal ‘96 totalizzando un misero 34%. Fuor di percentuale, sono molteplici i fattori che contribuiscono a rendere così inetto il sistema di recupero e riciclo dei rifiuti. Tra i più evidenti vale la pena menzionare il carente sistema infrastrutturale di cui dispone il territorio, l’inesistente (o quasi) interesse da parte del governo nei confronti del problema, la non sensibilizzazione dei cittadini rispetto alla separazione dei propri rifiuti. 

Pensate che nel 2018 si conta il più alto numero di rifiuti prodotti a partire dal 1991 e c’è chi dà la colpa di questo al potente ciclone tropicale Typhoon Mangkhut del 2018. È innegabile il fatto che, causando numerosi detriti e la perdita di fauna selvatica, abbia contribuito all’aumento dei dati registrati, ma d’altra parte non è possibile pensare che ciò ne rappresenti la causa primaria. A maggior ragione, il governo avrebbe dovuto pianificare e mettere in atto una politica mirata per smaltire questi scarti, invece che accumularli nelle discariche presenti sul territorio. 

A proposito di discariche, la regione asiatica conta ben 3 discariche che, pur essendo grandi quanto 379 campi da calcio, rischiano di essere piene entro la fine di quest’anno. Riporre i rifiuti in discarica comporta, oltre ad un’enorme spreco del territorio, l’emissione continua di metano nell’atmosfera, che ha un effetto serra ancor più potentemente di quello della CO2.

Inoltre, il non-smaltimento dei rifiuti comporta una perdita indicibile di materie prime e di energia rinnovabile, che va persa insieme a tutte le nostre speranze. 

Non riciclare significa lasciar decomporre i rifiuti sulla nostra Terra, inquinare, rilasciare microplastiche nei nostri mari e oceani, indebolire e portare a “esaurimento scorte” le risorse che questa ha da offrirci. 


La cultura dell’usa e getta

Come se il quadro della situazione non fosse già abbastanza drammatico, Hong Kong è anche il focolaio di una delle epidemie più pericolose per il Pianeta: l’usa e getta. Cannucce, sacchetti, bicchieri e imballaggi di ogni tipo sono all’ordine del giorno, ma nessuno (eccetto gli ambientalisti, che per fortuna cercano sempre di fare sentire la loro voce) sembra preoccuparsene.

Voci di corridoio dicono che verso la fine di quest’anno le grandi città cinesi, tra cui viene menzionata anche la regione autonoma di cui vi abbiamo parlato oggi, dovrebbero proibire l’utilizzo degli oggetti monouso. Purtroppo però, non vi è nulla di certo: nessuna normativa o proposta di legge sembra darne cenno. 

L’unica cosa di cui siamo sicuri è che il tasso giornaliero di plastica prodotta sul territorio è pari a circa il 20% dei rifiuti totali. Siamo sicuri che, se avete letto i nostri articoli sulla raccolta della plastica, siate già informati su quali sono i danni e rischi che tale materiale causa all'ambiente. Oltre ai lunghissimi tempi di decomposizione, infatti, questo rilascia sostanze tossiche in ogni elemento che compone la nostra realtà: aria, acqua e terra.

Eppure vi è chi non si preoccupa minimamente di ciò e continua imperterrito a non considerare il problema del cambiamento climatico qualcosa di davvero urgente e degno di essere incluso tra i primi impegni in agenda.

Per fortuna c’è Greenpeace East Asia che con la sua campagna #PlasticFreeNow, lanciata nel 2016, ha ottenuto ottimi risultati nella sensibilizzazione delle catene locali e, soprattutto di grandi marchi di fast food, annoverati tra i più grandi consumatori di oggetti monouso.Nel 2019 la campagna green si estende ai supermercati, altra grande fetta responsabile dell’eccessivo numero di imballaggi di plastica presenti sul territorio e nelle sue acque, con il motto #UnwrapOurGroceries. 


Nonostante questa nota positiva, il problema della raccolta differenziata rimane e, dovrebbe essere preso seriamente in considerazione dal governo e dai cittadini, soprattutto in tempo di proteste. 


Anche tu pensi che in momenti di rivolta sociale sia importante battersi per tematiche “scottanti”, come quella del cambiamento climatico?


Facci sapere la tua opinione nei commenti qui sotto e alla prossima!



di Alice Nardiotti


Fonti:

https://www.greenqueen.com.hk/hong-kong-facing-monumental-waste-crisis-with-disposal-rates-highest-ever/

https://www.greenpeace.org/eastasia/story/2693/how-greenpeace-is-pushing-hong-kong-to-go-plasticfreenow/

https://www.hkrecycles.com/

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