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Raccolta differenziata in Australia: facciamo il punto della situazione

Se l’immagine che avete ora in mente è quella di una spiaggia infinita su cui si infrangono onde alte cavalcate da tavole multicolore e omini avvolti da una muta nera...

fermatevi subito.

Oggi noi di Warm Burrow vi porteremo in “nuova scoperta” verso l’altro volto del dell’isola continente scoperta e colonizzata da James Cook nel 1770. 

Inserendo nella ricerca di Google le parole inglesi per “Australia riciclo”, il primo suggerimento propone la parola...

crisi (“Australia recycling crisis”)

il che ci da sin da subito un’idea di quella che può essere la situazione reale in termini di riciclo.

A quanto pare, nascere e crescere a stretto contatto, se non all’unisono, con la natura non è un motivo sufficiente per rispettarla laggiù, Downunder.

Bando alle ciance e facciamo il punto della situazione della raccolta differenziata in Australia

Raccolta differenziata in Australia

Una storia già sentita

Se vi ricordate, qualche settimana fa vi abbiamo accennato che uno tra i Paesi con la percentuale di riciclo tra le più basse del mondo, ovvero gli Stati Uniti, ha raggiunto queste misere cifre in seguito ad un evento storico e politico cruciale. Ci riferiamo alla decisione della Cina, resa nota a gennaio 2018, di fare una stretta sull’importazione dei rifiuti dal mondo occidentale tra cui USA, appunto, Europa e, indovinate un po’, Australia.

Anche nella Terra dei canguri, il risultato non si scosta molto da quello ottenuto dalla grande superpotenza americana: mucchi di rifiuti di cui nessuno si fa carico, bruciati e accumulati in vasti magazzini abbandonati.

Ma perché proprio la Cina? Se ci pensate, quando si vuole comprare qualcosa a poco, si dice “vado dai cinesi”. Ecco, lo stesso meccanismo scatta quando gli Stati si vogliono liberare dei propri rifiuti a basso costo. Così, dovendo scegliere se mettere in piedi un sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti ex-novo o liberarsene spedendoli fuori dai propri confini, il Governo australiano ha fatto subito due conti in tasca. D’altronde, l’etica del consumismo non conosce moralità: ogni paese fa le sue scelte, spesso guardando unicamente al proprio tornaconto e non a quello del Sistema nel suo complesso.

Alla fine, come si suol dire, il karma ha fatto il suo dovere e l’Australia, totalmente sprovvista di un sistema efficiente e funzionante, si è trovata con un totale di circa 620 mila tonnellate di rifiuti prodotti annualmente da dover smaltire in qualche modo. Dopo primi tentativi di dirottare questa ingente quantità in altri paesi come India, Indonesia e Malesia, presto le restrizioni hanno obbligato l’Australia a trovare altre soluzioni che, come vi abbiamo detto poco fa, sono ben lontane dagli esempi di economia circolare dati da paesi come Germania, Corea del Sud e Galles.

Raccolta differenziata e riciclo

raccolta differenziata in australia

Nonostante l’immenso territorio e le diverse normative statali, gli aussies ci tengono a differenziare i propri rifiuti, e lo fanno con abbastanza riguardo: il bidone rosso per umido (con le distese di campi coltivati di cui dispongono, si tratta di un vero e proprio spreco) e indifferenziato; quello giallo per plastica, lattine e vetro; infine, il bidone blu per carta e cartone. Certo, non ha niente a che fare con i sistemi avanzati realizzati nei paesi leader nella lotta allo spreco, però, sempre meglio che niente!

Il problema, lo ripetiamo ancora una volta, è che una volta separati questi rifiuti sono destinati a un futuro non poco incerto. Buona parte, come circa le 6.7 milioni di tonnellate di umido, finisce nelle discariche, generando e rilasciando grandi quantità di gas serra durante la fase di decomposizione. Del restante, più o meno il 2% viene trasformato in energia, altro viene destinato a riciclo e altro ancora viene immagazzinato. 

La piaga più profonda riguarda quello che in un articolo avevamo definito come “il peggior nemico dell’uomo”, ovvero la plastica. La maggior parte viene spedita in discarica, 130.000 tonnellate finiscono nelle acque, e solo il 12% viene riciclato. 

Pensate che i rifiuti sono così tanti che l’ibis bianco, elegante e simile alla cicogna, è stato ribattezzato Garbage bird o Bin chicken, l’uccello-spazzatura, in quanto sia solito alimentarsi direttamente dai cestini strabordanti delle città australiane. 

https://www.youtube.com/watch?v=w4dYWhkSbTU 


Un barlume di speranza

In questo quadro non molto roseo, c’è però una buona notizia. Parliamo della recente decisione del Consiglio dei Governi Australiani di impegnarsi nell’abolizione, a partire dalla metà di questo 2020, di qualsiasi forma di esportazione dei propri rifiuti, incentivando l’aumento dei tassi di recupero e riciclo dei materiali dall’attuale 40% fino all’80% e la diminuzione del 10% della quantità di rifiuti prodotti per persona entro il 2030. 

Il momento è ora. Noi di Warm Burrow speriamo davvero che l’Australia si impegni al massimo per rimediare a anni di inosservanza e superficialità che hanno causato nient’altro che danni tanto nei confronti del Pianeta, quanto del Paese stesso.


di Alice Nardiotti


Fonti e immagini:

https://www.abc.net.au/news/2019-12-27/where-does-all-australias-waste-go/11755424

https://www.vice.com/en_au/article/8xw8ma/this-is-what-australias-recycling-crisis-looks-like


 

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Oppure: “La raccolta differenziata nel mondo: Russia, una vera discarica”

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