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PETase, l’enzima mangia-plastica

Come tutti sappiamo e come abbiamo ampiamente parlato sul nostro blog, nel mondo c'è fin troppa plastica. Isole di plastica sparse per gli oceani, interi ecosistemi distrutti, centinaia di animali marini e terrestri intrappolati nei nostri rifiuti, perché non siamo abbastanza maturi per rispettare ciò che ci circonda. 


Secondo alcuni studi nel mondo vengono vendute un milione di bottiglie di plastica al minuto! E secondo alcune stime, solo il 14% viene riciclato correttamente. Un problema a cui bisogna velocemente porre rimedio, o comunque attrezzarsi e trovare nuove strategie di adattamento. Di alcune ne abbiamo già parlato, come packaging biodegradabili sostitutivi o iniziative come The ocean cleanup, volte al recupero e allo smaltimento dei rifiuti extra. Ci sono però altri progetti in fase di studio, che ci aiuterebbero a liberarci di molta plastica superflua, ve ne illustreremo alcuni in questo articolo.


Nel Regno Unito un team di scienziati sta lavorando per incrementare l'attività di catalizzazione di un particolare enzima. Quest'ultimo si chiama PETase ed è l'enzima che agisce sul polietilentereftalato (PET): la plastica più resistente con cui vengono fabbricate una grande parte delle bottigliette di plastica. Questo materiale è naturalmente presente sulle foglie delle piante come rivestimento protettivo, di conseguenza i batteri hanno imparato, nel corso dei secoli, a digerirlo. 

I batteri mangiaplastica


Batteri in grado di digerire la plastica, infatti, ne esistono già, è il caso dell’Ideonella sakaiensis, individuato per la prima volta in un sito per il riciclo di bottiglie nel porto di Sakai, in Giappone. Il lavoro degli scienziati consiste nell’alterazione della struttura dell’enzima prodotto da questo batterio e, una volta modificata la struttura, ne è emerso che le sue capacità di degradare il polietilentereftalato è migliorata del 20%, con la speranza che in futuro si potranno ottenere risultati sempre migliori.
L’Ideonella sakaiensis non è però l’unico ad essere ghiotto di plastica: Nel rapporto State of the World’s Fungi 2018, gli scienziati del Royal Botanic Gardens Kew di Londra elencano le proprietà dell’aspergillus tubingensis: un fungo trovato per la prima volta in una discarica pakistana, in grado appunto di deteriorare la plastica crescendo direttamente su di essa.
Esiste un’intera specie di funghi: la trichoderma, identificata come incrementatore per la produzione di biocarburanti, in grado di convertire i rifiuti agricoli in zuccheri di etanolo.
E non è finita qui! Esisterebbero anche delle larve dotate dell’enzima PETase ed esistono diversi studi che si occupano di accelerare sempre di più l’attività di smaltimento del polietilentereftalato.

 

Ti importa davvero?

Tante iniziative ci fanno sperare in un futuro migliore che veda nettamente ridotta la quantità di plastica presente al mondo, e noi di Warm Burrow non esiteremo a parlarne ogni qualvolta ne scopriremo di nuove. Continua a seguire gli aggiornamenti sul nostro blog per scoprirle!


Sapevi già cos’è l’enzima PETase? Avevi sentito già parlare di ideonella sakaiensis o aspergillus tubingensis? Faccelo sapere in un commento qui sotto e condividi se l’articolo ti è piaciuto!

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