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Russia: la moda delle pellicce di vera pelle

Buongiorno a tutti dalla redazione di Warm Burrow.

Oggi siamo collegati direttamente con la Russia: sono Ilaria e mi trovo in Russia per motivi di studio e oggi vi porterò in viaggio con me, mostrandovi una delle realtà che da sempre ha contraddistinto questo paese.

A cosa state pensando … al freddo?

Beh, quello di certo non manca mai, anche se le temperature questo inverno sono state molto alte rispetto alla media stagionale del paese. La realtà che voglio mostrarvi oggi, però, è quella del commercio di vestiti realizzati con pelli di animali, ancora molto in voga qui in Russia. 

Le giacche a doppio petto, visoni lunghi fino ai piedi o eleganti mantelline.

Per secoli questi capi sono stati il simbolo di questo enorme e vastissimo paese rappresentando un indumento imprescindibile del guardaroba.

Ma com’è la situazione oggi?

Sono ancora di moda o anche il commercio russo si è adattato al cambiamento verso una moda sostenibile? Per rispondere a questa domanda dobbiamo necessariamente fare un passo indietro.

colbacchi

UN PO' DI STORIA 

Nella Russia antica, la pelliccia era un capo imprescindibile del guardaroba. Il tipo più diffuso era il kozhukh, un cappotto lungo fino alle caviglie fatto di 9 pelli di pecora cucite insieme, con il collo a scialle che veniva sollevato per stare più caldi. Si indossavano anche le cosiddette dokhi-shuby, capi di pelle di cavallo o vitello con la pelliccia all’esterno; nonché i tulup, ampi e lunghi pellicciotti di lepre o di pecora con grandi colli di pelliccia. Il prezzo delle pellicce era sempre molto elevato e le pelli potevano sostituire la valuta nel caso del pagamento di merci pregiate. Per questo motivo, nelle famiglie povere, spesso un solo tulup doveva bastare per tutti ed esso si poteva anche ereditare.


Nella Russia medievale la vita dei ceti più abbienti era, invece, ben diversa. Le pellicce di principi e boiari, l’élite sociale del tempo, erano a campana e si allargavano verso il basso.  Sopra a questi capi era di moda portare tessuti pregiati di broccato, velluto o satin, e usare alamari al posto dei ganci. Le persone abbienti potevano permettersi un gran numero di lussuose pellicce di volpe, volpe artica e zibellino che talvolta indossavano insieme. Nei secoli XV-XVII le pellicce, che venivano ricamate in oro e intessute di pietre preziose e venivano “esibite” anche d’estate per ostentare il proprio status. Non di rado venivano usate anche tra le mura domestiche per ricevere gli ospiti, sempre con lo stesso intento.

Anche lo zar indossava capi in pelliccia, intessuti di pietre preziose e adeguati all’occasione. Anche durante la cerimonia di insediamento al trono, le battute di caccia, i ricevimenti e i banchetti, l'imperatore indossava pellicce imperiali in ermellino. Lo zar riformatore Pietro il Grande, contrario a ogni eccesso, aveva fatto eliminare le lunghe maniche. 


In epoca sovietica negli sconfinati spazi russi le pelli non scarseggiavano, e, al contrario, esistevano importanti aziende statali di pellicceria e allevamenti di animali da pelliccia. Ma a sostituire le confezioni da sartoria ora c’erano fabbriche che producevano un numero limitato di modelli. Una delle più importanti aziende di pellicceria si trovava a Chita, lavorava soprattutto per l’esercito ed era specializzata in tulup d’agnello, colbacchi e manopole destinati alle migliaia di membri dell’esercito sovietico. Negli anni della guerra, dal 1941 al 1945, la fabbrica lavorò senza tregua, persino di notte e nei giorni festivi. Il lavoro ferveva e i turni erano di dodici ore, con l’eccezione della domenica quando le ore si riducevano a 8. Nella conquista della vittoria il tulup russo ha avuto lo stesso ruolo della tecnologia militare.

LA SITUAZIONE OGGI

Ma ora torniamo al presente. Ad oggi, purtroppo, il mercato delle pellicce è ancora molto attivo in Russia e, anche nei negozi di souvenir, si possono trovare i classici colbacchi realizzati con pelli di animali. Il colbacco, infatti, risulta il classico must have della moda russa. 

Tuttavia, questo mercato ha subito forti difficoltà, registrate soprattutto nel biennio 2015-2016 quando gli esperti avevano iniziato a parlare di un “tramonto” del capo d’abbigliamento-simbolo, sostituito da prodotti più economici. L’inversione di tendenza nel 2017 permette di circoscrivere il calo di popolarità alla riduzione del potere d’acquisto del rublo. Secondo i dati elaborati dall’agenzia di analisi GuidMarket, gli acquirenti russi preferiscono acquistare il 50% delle pellicce nei negozi specializzati, il 31,7% nelle boutique mentre un’alta percentuale (18,7%) acquista pellicce all’estero. La quota della vendita on line è dell’8,6%.

Ad oggi, il volume di acquisto di pellicce in Russia è tornato ad avere il segno positivo: +4,6%. Ancora insufficiente ad invertire la dinamica negativa che negli anni 2014-2016 ha registrato un crollo complessivo del -18,2%.



LE PELLICCE PIÙ VENDUTE IN RUSSIA

Ataman Ermak (un famoso militare russo cosacco) ha reso la pelliccia di zibellino un prodotto di culto. Il suo dono allo zar, composto da "2.400 zibellini, 50 castori e 20 volpi marrone-nero", divenne il contributo più significativo al tesoro di Ivan il Terribile. 



  1. Oltre alla pelliccia di zibellino, la pelliccia di vicuna è considerata una delle più costose tra tutte le altre pellicce. Questi animali della famiglia dei camelidi vivono in Perù e occupano persino un posto d'onore nell'emblema dello stato. Trascorrono la vita in zone montuose dove soffiano costantemente aria rarefatta e venti freddi. Questi animali erano sull'orlo del completo sterminio a causa delle loro preziose pelli.
  2. Al secondo posto c'è la pelliccia di visone. Secondo le statistiche, nei paesi sviluppati del nord Europa, nove donne su dieci indossano capispalla in visone. 
  3. Al terzo posto troviamo le pellicce di procione che risultano ideali per chi soffre di allergie. In epoca sovietica, i cappotti di pelliccia erano molto richiesti, tuttavia, ad oggi, i cittadini preferiscono non acquistarlo. 
  4. Al quarto posto troviamo le pellicce di volpe artica. La pelliccia di questo animale ha proprietà uniche di protezione dal calore e salva dal freddo anche con temperature di meno sessanta gradi. Ecco perché la pelle di volpe nella Russia medievale era chiamata oro tenero. 

Ma come mai i russi hanno l’esigenza di acquistare pellicce di pelli animali? Una delle risposte principali è per il freddo ma, tuttavia, esistono delle alternative molto efficaci.

L’acquisto di una pelliccia vera non deve risultare mai un acquisto necessario proprio perché esistono delle valide alternative.

Noi di Warm Burrow siamo qui per mostrartele quindi stay tuned perché prossimamente inizieremo un nuovo viaggio nella moda ecosostenibile iniziando a comprendere quali potrebbero essere delle valide alternative alle pellicce di pelle animale.

E voi, avete qualche pelliccia? Da che materiale è realizzata?



Fonti:

https://it.rbth.com/cultura/2014/01/21/il_fascino_intramontabile_delle_pellicce_29057

http://eurasiatx.com/il-ritorno-delle-pellicce/?lang=it

https://salonlesya.ru/it/cvet-volos/samye-cennye-meha-rossii-kakoi-meh-samyi-dorogoi-samye-dorogie-meha.html




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