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MOSE di Venezia tra prese in giro e fallimenti

Come avevamo accennato nello scorso articolo della nostra rubrica sui cambiamenti climatici, il tema dell’articolo di oggi sarà il MOSE di Venezia: un’opera di ingegneria civile, ambientale e idraulica progettata negli anni 80 e che, ancora oggi, non arriva nemmeno al 90% della sua realizzazione.

L’alta marea a Venezia

L’alta marea, ormai si sa, è un fenomeno che la laguna veneziana conosce da tempo, ma tra le giornate del 12 e 13 novembre l’acqua ha superato la soglia minima di sicurezza di 80 cm, arrivando a toccare i 187 cm di altezza. I cittadini purtroppo non erano preparati ad un evento così catastrofico. 
La “Serenissima” non vedeva una situazione così disastrosa dall’alluvione del 4 novembre 1966, in cui diversi centri abitati vennero sommersi da una marea di 194 cm. In quell’occasione venne emanata la prima Legge speciale per Venezia (Legge n. 171/1973), dove si legge che:

La salvaguardia di Venezia e della sua laguna è dichiarata problema di preminente interesse nazionale. La Repubblica garantisce la salvaguardia dell’ambiente paesistico, storico, archeologico ed artistico della città di Venezia e della sua laguna, ne tutela l’equilibrio idraulico, ne preserva l’ambiente dall’inquinamento atmosferico e delle acque e ne assicura la vitalità socioeconomica nel quadro dello sviluppo generale e dell’assetto territoriale della Regione.


Da qui ebbe inizio un lungo iter legislativo e tecnico per garantire a Venezia e alla laguna un efficace sistema di difesa dal mare. Nel 1975 il Governo indisse un concorso per scegliere il progetto che soddisfasse i bisogni della città, ma tra tutti quelli proposti nessuno sembrò adatto.


Lo studio più adeguato, denominato Progettone, fu presentato ufficialmente nel 1981 e approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLP) l’anno seguente. È importante tenere conto della lunghezza dei tempi di “risoluzione” del problema, o quantomeno di tentativi: il famoso alluvione era avvenuto sedici anni prima dell’approvazione del progetto, la cui idea principale è quella di segregare in una certa misura la laguna dal resto del Mar Adriatico.

Che cos’è il MOSE?

mose mose

Nel 1989 il Consorzio Nuova Venezia presenta il progetto REA (Riequilibrio e ambiente) che prevedeva, tra gli interventi necessari, la costruzione di una serie di paratie mobili in prossimità delle bocche di porto della laguna, che si potessero alzare in caso di alta marea per limitarne gli effetti, quest’opera prende il nome di MOSE. L’allora presidente del Consorzio Luigi Zanda, oggi capogruppo del PD al Senato, aveva stimato la fine dei lavori per il 1995 e il costo del MOSE in 1300 miliardi di lire (circa 1,3 miliardi di euro). 


Siamo quasi nel 2020 e il MOSE non lo abbiamo ancora visto funzionare, Luigi D’Alpaos: professore di Ingegneria Civile Edile Ambientale dell’Università degli studi di Padova, in un’intervista per agi su come gli allagamenti si sarebbero potuti evitare con il MOSE, dichiara che: 

“Nei giorni scorsi il cambiamento del vento sulla laguna, a Mose funzionante, sarebbe stato un imprevisto rispetto alla previsione. [...] Però va anche detto che in questo caso se, per ipotesi, avessero chiuso le paratie del Mose i danni che poi si sono registrati non ci sarebbero stati”. 

Un governo corrotto

Come sempre facciamo appello ad un Governo che continua a trascurare le problematiche serie e i bisogni dei cittadini. Questo progetto nonostante abbia già “investito” il triplo di quanto si aspettava, necessita ancora denaro perché funzioni. Tantissimi imputati nel suo sistema di appalti, che ad oggi hanno portato a 46 arresti, 40 patteggiamenti e generato, secondo gli inquirenti 43 milioni di euro in fatture false. 


Siamo stanchi di dover combattere contro uno Stato corrotto che non fa altro che evitare soluzioni in favore del Dio denaro. Dopotutto sono le nuove generazioni a dover sopportare il peso di decenni di errori e corruzione.


Cosa ne pensi di tutte queste buone iniziative andate in fumo? Quali sono le tue posizioni sul MOSE di Venezia? Dicci la tua in un commento qui sotto, Per uno scambio di idee più approfondito ci trovi anche su Instagram e Facebook!

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