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La tutela dell’ambiente nel Diritto internazionale è efficace? 

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Sul fatto che i cambiamenti climatici siano un problema reale e incombente siamo d’accordo, negli ultimi mesi abbiamo visto la forza con cui si sono abbattuti sulle zone del nostro pianeta più a rischio.


In uno dei nostri ultimi post abbiamo fatto una panoramica degli ultimi disastri naturali che abbiamo visto susseguirsi nell’ultimo anno e, probabilmente come tutti voi, ci siamo chiesti se esistano leggi a livello globale che mirino a tutelare l’ambiente. Come fonte di norme abbiamo pensato in primo luogo al diritto internazionale, che tutela i rapporti tra gli Stati che hanno preso parte alla comunità internazionale.


In che modo è tutelato l’ambiente nel diritto internazionale? Ci sono obblighi che i governi devono seguire al fine di preservare l’ecosistema

 

Il manuale di diritto internazionale Conforti

Per saperne di più abbiamo letto il manuale di diritto internazionale di Benedetto Conforti, per comprendere come mai se nel corso degli anni ci sono state numerose conferenze ONU sui cambiamenti climatici, volte sia ad avvertire gli Stati del pericolo che tutto il pianeta sta correndo, sia a proporre (e a volte imporre) misure e azioni per limitarne le conseguenze catastrofiche,

Sono frequenti i casi in cui suddette norme vengono violate causando conseguenze irreversibili?

Per avere una panoramica generale è emblematica la Dichiarazione di Rio del 1992, nata in seguito alla Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo, nota anche come Summit della Terra. L’obbligo di evitare attività che causino danni all’ambiente

L’articolo 2 della Dichiarazione di Rio afferma che


“Gli Stati hanno il diritto sovrano di sfruttare le loro risorse naturali conformemente alla loro politica sull’ambiente e hanno l’obbligo di assicurarsi che le attività esercitate entro i limiti della loro sovranità o sotto il loro controllo non causino danni all’ambiente in altri stati…”


Questa norma, per quanto possa suonare ragionevole contiene, a mio parere, un paio di punti su cui riflettere.


È giusto affidarsi alla discrezione degli Stati per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse naturali?

A rigor di logica, nel momento in cui suddette risorse fanno parte del territorio su cui uno Stato esercita giurisdizione, è giusto che questo Stato possa farne uso conformemente alle sue politiche ambientali; ma cosa succede quando le politiche ambientali di uno Stato lasciano a desiderare sul vero e proprio impegno nei confronti dell’ecosistema?


Un caso emblematico è quello del Brasile, dove il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha autorizzato lo schieramento delle forze armate per combattere la distruzione della foresta amazzonica. Questo è preoccupante perché concedendo all’esercito autorità sulle agenzie ambientali aumenta l’influenza militare sul governo, l’anno scorso però, durante la grave ondata di incendi che ha colpito l’Amazzonia brasiliana, Bolsonaro ha atteso fino ad agosto per inviare le truppe nella foresta pluviale.


Suely Araujo, capo dell’ istituto brasiliano dell'ambiente e delle risorse naturali rinnovabili esprime il suo disappunto e dichiara che 


“Sono le agenzie ambientaliste che hanno esperienza in questo settore, che sanno come attuare la pianificazione e la strategia operativa“.


(Rinnovabili.it)


In secondo luogo inoltre sono ormai noti i piani “segreti” di Bolsonaro per lo sviluppo dell'Amazzonia, contenuti in documenti confidenziali che le Forze Armate hanno avuto il compito di preparare e prevedono la costruzione di una centrale idroelettrica, l'estensione della rete autostradale e lo spostamento di popolazioni non indigene all'interno della regione. 


(La Repubblica)


Questo esempio indica perfettamente il problema principale del diritto internazionale, ovvero l’assenza di una struttura gerarchica: tutti gli Stati che fanno parte della comunità internazionale sono sullo stesso piano, non esiste quindi un’autorità con lo scopo di verificare l’osservanza delle norme, motivo per cui non sono rari i casi analoghi a quello del Brasile di Bolsonaro. 


La dichiarazione di Rio non è stato di certo un caso isolato di dimostrazione di impegno per l’ambiente a livello internazionale, prima ancora di essa ci furono la Conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano e la creazione del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), anche se gran parte dei vincoli sullo sfruttamento delle risorse ambientali derivano dagli accordi bilaterali e multilaterali.


Non si può affermare che manchino norme internazionali che obbligano gli Stati alla preservazione dell’ambiente e delle sue risorse, il problema è che suddette norme sono spesso e volentieri male applicate, senza considerare che, come dicevamo prima, si lascia ai governi quasi carta bianca sulle risorse dei propri territori.


In conclusione, il diritto internazionale si impegna a tutelare l’ecosistema e la biodiversità imponendo obblighi o divieti, ma l’assenza di un’autorità giudiziaria al di sopra degli Stati rende difficile verificare l’effettiva osservanza di queste norme, di conseguenza si verificano sempre più casi di distruzione dell’ambiente proprio da parte di quei governi che invece avrebbero dovuto tutelarlo.


Purtroppo, finché i governi avranno come primo (e talvolta unico) scopo quello di arricchirsi, non possiamo sperare in uno sviluppo veramente sostenibile che tuteli ambiente e persone.

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