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La raccolta differenziata in Irlanda: il racconto di una local

Nel 2019 l’Irlanda ha superato, secondo le stime emerse dal rapporto annuale di Repak, ente responsabile della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti sul territorio, tutti gli obiettivi prefissati per lo stesso anno dall’Unione Europea. Un record che porta il Paese in cima alle classifiche, in particolare se si parla di rifiuti domestici.

Una bellissima notizia, vero?

Peccato che, come tutte le cose, anche lo Stato irlandese sembra avere un rovescio della medaglia. Come la volta scorsa, quando vi abbiamo parlato della situazione in Cina, anche oggi vi racconteremo attraverso le parole di una “testimone” qual è la realtà dei fatti.

Curiosi?

Il racconto di una local

“Gli Household waste disposal, ovvero i rifiuti domestici, si dividono in 4 grandi categorie: general waste, composting, recycling e glass. Per le prime tre categorie, a fronte del pagamento di una tassa, un operatore privato passa di casa in casa e li ritira. Non so né come funzioni né quanto costi la tassa perchè, essendo in affitto, viene pagata dalla proprietaria. 

La cosa un po’ brutta è questa: se sei in una casa indipendente hai i tuoi cassonetti e puoi gestirli autonomamente, se invece sei in un condominio, come nel mio caso, ci sono dei cassonetti apposta per le varie tipologie di rifiuto, però nel mio condominio non viene fatta la raccolta del composting, quindi non abbiamo né i cassonetti dove buttare l’umido, né nessuno che lo ritiri. Trattandosi di umido non è così facile tenere i rifiuti in casa mentre cerchi di capire come smaltirli. In realtà, la mancanza di una raccolta dedicata all’umido è un fenomeno abbastanza comune: nella casa dove vivevo prima, privata e indipendente, la proprietaria aveva deciso di non farlo e lo stesso è successo ad altri miei amici.

Inoltre, io ho molti rifiuti non domestici (un bollitore, toner della stampante, delle batterie, l’olio di frittura...) che sto accumulando per poi gettarli in qualche specie di discarica. So che esistono anche dei punti, chiamati recycling centres e civic amenities sites, dove è possibile portare i propri rifiuti, ma non so se potrò portare anche i miei rifiuti “non domestici”. 

Tornando alle altre categorie, la più interessante e complessa è quella del recycling: in Irlanda plastica, lattine e carta vengono riciclate insieme. La carta non presenta grandi differenze con l’Italia, se non per quanto riguarda i fogli di giornale che, per esempio nel Comune italiano dove vivevo io, non potevano essere conferiti alla raccolta della carta, o anche i cartoni della pizza (ti invitano solo a pulirli prima di gettarli). Il problema principale è la plastica: tutto ciò che è rigid plastic (plastica rigida) può essere riciclato, al contrario della soft plastic, non riciclabile. C’è un sito, repak.ie, dove viene spiegato in modo molto semplice come capire, in assenza di simboli o indicazioni sulla confezione, quale plastica è riciclabile e quale no: basta provare ad accartocciarla e se si riesce, allora si tratta di soft plastic, nel caso contrario, potrà essere gettata nel recycling. La triste conseguenza è che molte cose non sono di fatto riciclabili, soprattutto perché in realtà, circa otto o nove volte su dieci, quando viene acquistato un prodotto al supermercato, non è mai interamente riciclabile. Per esempio i contenitori del detersivo, il cui tappo e contenitore sono riciclabili, mentre la pellicola esterna colorata no; lo stesso vale per le bottiglie di plastica. Quindi sta al consumatore verificare e capire come andare a suddividere per riciclare i prodotti. Proprio per questo non so quanta gente se ne occupi effettivamente. 

In ogni caso sulle confezioni si possono trovare 3 o 4 diverse istruzioni: la più bella è quella dove ti dicono widely recycled, quindi prendi e butti tutto nel bidone del recycling; le alternative sono not yet recycled (come per dire: non è ancora successo, ma accadrà un giorno!), not recycled, o check locally, quindi verifica nella tua area di residenza. Questo è il simbolo peggiore secondo me e ovviamente il più diffuso… Io sono diventata matta per cercare di capire come muovermi, senza successo purtroppo!

Sul sito di repak.ie ho trovato molti video e infografie semplici e utili. Una in particolare circa il riciclo della plastica mi è stata davvero d’aiuto: “wash, dry and loose”, ossia lavare, asciugare e, infine, separare. In primo luogo vanno lavati e fatti asciugare perché (in realtà non lo sapevo, mea culpa) essendo raccolti insieme alla carta bisogna evitare che questa vada a contaminarsi con altre sostanze o vada a decomporsi, perdendo il suo potenziale riutilizzo; infine vanno separati, se così indicato sulla confezione.

Ora passerei all’ultima categoria, quella del vetro. Il glass non viene ritirato durante la raccolta porta a porta, quindi è a discrezione del singolo decidere di recarsi presso le cosiddette glass banks (letteralmente: le banche del vetro), dove si possono gettare i contenitori in vetro, suddivisi in tre ulteriori categorie: verde, trasparente e marrone.

Le problematiche principali che sto affrontando qui riguardano proprio l’umido, raccolto in pochi casi, la non totale riciclabilità della plastica e il grande punto di domanda rappresentato dal check locally di cui vi ho parlato prima.”


Tra statistiche e realtà dei fatti

Come possiamo vedere, le percentuali non sono sempre fedeli alla realtà dei fatti. Sicuramente l’Irlanda ha dimostrato impegno nel raggiungere obiettivi comunitari di estrema importanza, dall’altra sembra non essere ancora così efficiente, soprattutto per quanto riguarda l’arduo compito affidato ai consumatori.

Tra “le grandi problematiche” riscontrate dalla nostra intervistata, spicca il problema della plastica che, come detto e stradetto in molti dei nostri articoli, è tra i rifiuti più nocivi tanto per la terra quanto per l’uomo. E lo sa bene anche il governo irlandese. Tra le ultime pubblicazioni, ce n’è una di particolare interesse datata 30 giugno 2020 che riguarda proprio il tema della plastica. 

Nell’ottica europea di investire su un’economia di tipo circolare, l’Irlanda ha segnalato il problema del riciclo di questo materiale come prioritario, invitando le aziende del territorio a eliminare dalla produzione l’utilizzo della plastica non necessaria, specie se monouso. Un report dettagliato che stila i propositi raggiunti nel 2019 e mette in evidenza quelli per il futuro. Si tratta di 5 obiettivi: 

  1. innanzitutto la prevenzione dei rifiuti in plastica, specie di quelli in soft plastic, attraverso l’uso di alternative riutilizzabili e non plastiche;
  2. raggiungere il 55% di riciclo totale degli imballaggi in plastica entro il 2030, come stabilito dall’UE;
  3. ridurre la complessità nella catena di fornitura di tali imballaggi, prediligendo il ricorso a materie prime secondarie e salvaguardando quelle vergini;
  4. integrare il materiale riciclato al fine di costruire un’economia circolare, come nel caso delle bottiglie di plastica 100% riciclabili lanciate da Coca Cola;
  5. garantire che tale approccio cooperi con l’azione di contenimento e riduzione dello spreco alimentare. Spesso il cibo va in decomposizione a causa del tipo di plastica in cui vengono imballati (piccolo promemoria dalla redazione: scegliete sempre gli alimenti sfusi, quelli impacchettati sono contro natura e fanno male a noi e all’ambiente!).

Che dire? Speriamo tali obiettivi vengano davvero perseguiti e raggiunti dato che ad oggi, come emerso dal racconto della nostra intervistata, quasi tutti i prodotti sono ancora in gran parte non completamente riciclabili.


di Alice Nardiotti



Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche: “La raccolta differenziata in Francia: tra le peggiori d’Europa”

oppure: “Austria nella Top 5 della raccolta differenziata nel mondo”



Fonti:

https://repak.ie/

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