Iscriviti alla newsletter e ottieni il 10% di sconto sul tuo primo ordine!

La Desertificazione: cos’è? quali sono le cause? facciamo chiarezza.

Ogni settimana  approfondiamo una tematica correlata ai cambiamenti climatici: cause, conseguenze, soluzioni, metodi di adattamento e così via. Come abbiamo più volte sentito dire e ripetuto, il fenomeno dei cambiamenti climatici porta i ricchi ad essere sempre più ricchi e quelle culture più umili che hanno imparato a convivere con la natura e sfruttare la sua benevolenza, ci rimettono sempre più. A tal proposito oggi vi parliamo di desertificazione

desertificazione

Definire la desertificazione

Con “desertificazione” si intende il processo che prevede la degradazione del suolo, che perde elementi nutritivi e, di conseguenza, fertilità. Interessa soprattutto le zone aride e semiaride, che aumentano la salinità, si seccano fino a diventare solide, la biosfera scompare. Tra le aree più colpite troviamo l’Africa subsahariana e in particolare la regione del Sahel, fascia di territorio che attraversa il continente africano dalla Mauritania al Sudan. L’avanzamento dei deserti porta quindi alla scomparsa di territori coltivabili e mette a rischio intere specie faunistiche.


Cause e conseguenze della desertificazione nel Sahel

Le cause sono ormai chiare: principalmente le emissioni dell’uomo, unite allo sfruttamento di queste terre per l’importazione di materie prime, hanno accelerato il degrado ambientale. Scompaiono grandi aree coltivabili e la fauna è in pericolo. Ma non è finita qui, in quanto si parla di Paesi in via di sviluppo, caratterizzati da povertà, scarsa scolarizzazione e situazione politica instabile, non vi è nessun programma di investimenti per il loro sviluppo. Si prevede infatti che 60 dei 135 milioni di profughi climatici saranno costretti a raggiungere l’Africa subsahariana o l’Europa.


Leggi anche: La crisi mondiale dell’acqua: noi non sopravviveremo


Esiste una soluzione?

All’università di Padova un gruppo di ricercatori ha identificato una proteina fondamentale per la risposta delle piante agli stimoli esterni. È una proteina membrana dal nome cMCU e funge da canale ionico che media il flusso di ioni calcio nel cloroplasto, organello deputato alla fotosintesi e fondamentale per la vita delle piante. Se queste percepiscono una carenza d’acqua nel terreno mettono in atto dei meccanismi di difesa, come la chiusura degli stomi, piccole aperture che si trovano sulle foglie e consentono la regolazione degli scambi gassosi tra pianta e atmosfera.

È stato dimostrato che in assenza della proteina cMCU le piante hanno un difetto nella regolazione della chiusura degli stomi. Una conseguenza della mancata espressione del gene che codifica questa proteina è un’alterata apertura degli stomi che provoca una riduzione della perdita d’acqua durante la siccità e che aiuta le piante a sopravvivere a prolungati periodi di carenza idrica. 

Per ulteriori informazioni sullo studio, clicca qui.


È un nostro problema?

Assolutamente sì, e non solo perché il tema dei cambiamenti climatici tocca ciascun individuo indistintamente.

Massimo Gargano, direttore nazionale dell’ANBI (Associazione nazionale dei consorzi di bonifica), afferma che “La Sardegna è tra le regioni a rischio desertificazione” - 

“In questa regione assistiamo ad uno spopolamento e abbandono delle zone interne, con un conseguente spostamento e pressione nelle coste”. 

Pier Paolo Roggero, docente ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee all’università di Sassari, al convegno Cambiamenti climatici e agricoltura resiliente afferma che

 “La prospettiva per i prossimi anni è che le annate cattive arrivino ad oltre il 50%. Il nuovo clima cambia l’agricoltura: le quantità, le perdite, le spese. In generale ci sono maggiori costi o minori ricavi. Comunque ogni settore e ogni territorio avrà effetti diversi. Oggi sono pochissime le aziende che ancora non hanno fatto nulla per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ma occorre farlo in modo strategico e sinergico, mettendo insieme le competenze scientifiche, con le esperienze delle aziende e programmare insieme alla politica”.

La Sardegna però non è la sola, si pensi che un quinto dell’Italia è a rischio desertificazione, ed è necessario investire su tecniche di adattamento per agire sul problema, sia a livello regionale che globale. 

Se anche tu vuoi fare qualcosa di concreto contro la desertificazione e la povertà, dona su COOPI, per sostenere i loro programmi di supporto allo sviluppo locale, accompagnando le comunità verso la ripresa e lo sviluppo duraturo.


Conoscevi già il fenomeno della desertificazione? Scrivici pure le tue impressioni in un commento qui sotto e condividi l’articolo se ti è piaciuto!

Lascia un commento

Si prega di notare che i commenti sono soggetti ad approvazione prima di essere pubblicati