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Il Coronavirus ci spaventa di più rispetto ai Cambiamenti climatici?

Le vostre risposte al sondaggio Warm Burrow

coronavirus e cambiamenti climatici

La settimana scorsa vi abbiamo proposto un sondaggio per mettere a confronto le due grandi emergenze che stiamo vivendo: quella dovuta al Coronavirus e quella per i Cambiamenti Climatici che, nonostante in questo momento sia passata in secondo piano, non smette di preoccuparci.


il nostro timore si fonda soprattutto sulla futura ripresa delle attività dopo il lockdown globale per l’emergenza Covid-19, cosa succederà? 


Per sentire le vostre opinioni settimana scorsa abbiamo preparato un sondaggio in cui abbiamo messo a confronto le due emergenze, in questo articolo ti racconterò cosa ne è emerso, le nostre conclusioni e le vostre considerazioni, al fine di mantenere vivo il dibattito su questo argomento ma, soprattutto, sentire la vostra voce.


Stimolare il terrore funziona?


Noi di Warm Burrow siamo dei grandi sostenitori di un tipo di informazione volta alla sensibilizzazione, alla presa di coscienza e alla risoluzione dei problemi. Riteniamo fermamente che stimolare il terrore non serva a nulla: la paura offusca la mente e sottrae la lucidità necessaria a risolvere una qualsiasi difficoltà.


Nel sondaggio in cui abbiamo analizzato il problema della crisi climatica la maggior parte di voi era d’accordo con questo punto di vista, mettendo a confronto l’emergenza Coronavirus e quella Climatica abbiamo letto invece opinioni discordanti.


Il 29.4% di voi sostiene che la paura non sia utile per risolvere qualsiasi tipo di emergenza, leggere questa percentuale ci ha stupito molto, considerando principalmente le vostre risposte al sondaggio precedente. Il 44.1% ritiene invece che questo metodo possa essere efficace per affrontare queste sfide, il 14.7% crede sia utile solo per l’emergenza Covid-19 e non per quella climatica e il 11.8% afferma invece il contrario, ma andiamo a vedere più dettagliatamente le vostre opinioni.


Alcuni di voi hanno evidenziato il piano culturale nella gestione di un’emergenza: 


“Gli italiani non sono atti al rispetto delle regole e, forse, solo sentendosi minacciati riuscirebbero a rispettarle”


Leggendo questa risposta mi sono venute in mente le parole di Sofia Pasotto, esponente di Fridays For Future, che abbiamo riportato anche nell’articolo di settimana scorsa:


“Con i primi contagi italiani del Coronavirus è scoppiata la fobia. Abbiamo assistito a interventi a livello globale e a una mobilitazione repentina internazionale con pochi precedenti. Tutto questo nel giro di poco più di un mese. E il bilancio è salito a 2.500 morti”.


Sicuramente la paura ha un effetto diverso su ognuno di noi, c’è chi si allarma e si impegna a prendere le misure necessarie per il contenimento di un’emergenza e chi, invece, agisce di impulso, come nel caso descritto dalla Pasotto.


Qualcuno ci ricorda, oltre all’esodo verificatosi tra fine febbraio e inizio marzo, altri fenomeni di cui siamo testimoni:


“Creare "panico" conduce a quelle reazioni egoiste e controproducenti come l'accumulo di viveri, carta igienica e mascherine. - Dovremmo chiederci come mai e fare un lavoro molto piú complesso, creare un senso di responsabilità, di fiducia nel futuro, di senso di comunità e amore per gli altri, per i propri discendenti. Dopo aver indottrinato il cittadino a perseguire soldi, fama e potere personale, non possiamo stupirci di questi risultati.”.


Come abbiamo spiegato in precedenza, abbiamo letto punti di vista completamente opposti, alcuni di voi credono infatti che stimolare il terrore sia stato utile nel caso del Coronavirus e che quindi possa esserlo anche per risolvere il problema dei Cambiamenti Climatici, qualcuno di voi ha spiegato la questione in questo modo:


“Spesso fare dei piccoli “sacrifici “ sembra troppo pesante, è più comodo continuare con la solita routine e ho notato che chi tende a pensare così inizia ad agire concretamente solo se si sente attaccato da qualcosa di pericoloso”.


La paura può stimolarci ad agire concretamente per affrontare un problema? Secondo qualcuno di voi essa è necessaria perché “In Italia al momento scarseggia il senso civico”, è quindi col terrore che sopperiamo questa mancanza.


Parliamo di due emergenze diverse


Senza dubbio stiamo confrontando due tipi diversi di emergenza, infatti come qualcuno ci ricorda “Il cambiamento climatico è artificiale, il virus del tutto naturale”, aggiungendo che “Forse invece di farsi prendere dal panico da questa pandemia bisognerebbe chiedersi perché ci sia, visto che la natura si autoregola da milioni di anni per il proprio bene. Meno gente comporta meno inquinamento. Due piccioni con una fava a parer mio”


Dalla scena religiosa arrivano considerazioni simili che riflettono sulla pandemia come punizione divina, idea smentita dal sacerdote esorcista sardo Gianni Fini, che esclude l’idea di un castigo di Dio ma non quella che ci sia lo zampino del diavolo, soprattutto se si considerano opinioni complottiste come quella che il virus sia stato creato in laboratorio. (Il corriere adriatico).


Cosa ne pensi? Hai mai considerato l’idea che il Coronavirus sia il risultato di un complotto? Una punizione per le nostre azioni, un modo di Madre Natura per farci comprendere i nostri errori?


Analizziamo dunque le differenze principali tra le due emergenze:


  • Il raggio temporale d’azione. Siamo abituati a lunghe scadenze nel caso della questione climatica e nel momento in cui abbiamo visto un problema propagarsi così velocemente e in tutto il mondo tutta la nostra attenzione si è delocalizzata, nel sondaggio è emerso infatti che avete effettuato più donazioni per la risoluzione dell’emergenza Covid-19 rispetto a quella climatica, la ristrettezza delle tempistiche infierisce sulla percezione del problema.

  • Chi paga immediatamente le conseguenze del problema climatico sono le classi sociali più basse e le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, l’epidemia può colpire tutti.

Per la prima volta siamo tutti a rischio allo stesso modo e per la prima volta abbiamo visto mettere da parte gli interessi economici, cosa che abbiamo sempre sperato per la crisi climatica. Da qui si apre un’altra riflessione sul problema, 


possiamo incolpare qualcuno?


“Circa il climate change tendiamo a deresponsabilizzarci incolpando multinazionali e enti "potenti", e i primi a risentirne sono animali, habitat e popolazioni sperdute che non conosciamo direttamente, quindi un po' di allarmismo ci sveglia. Mentre il Covid-19 colpisce senza premura i nostri cari, e la nostra mente è più sensibilizzata, impaurita proprio perché questa emergenza sembra più vicina rispetto al cambiamento climatico”.


È proprio per queste differenze che molti di voi affermano che stimolare il terrore in certi casi sia utile, vedere immagini apocalittiche a cui potremmo assistere se continuiamo a trascurare il problema climatico può aiutare ad aprire gli occhi, ma possiamo dirlo anche per il Coronavirus?


Come abbiamo detto stiamo affrontando due emergenze diversissime tra loro, nel caso del Covid-19 ci avete scritto che: 


“La paura ci rende più deboli e il nostro sistema immunitario ne risente. Positive vibes sempre!”


Queste parole sono state confermate da Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta che, prima del completo lockdown affermava che:


“Se la paura prende il sopravvento indebolisce il sistema immunitario. Dobbiamo invece distrarci. Evitare la folla, ma non rinunciare ad andare nei parchi, stare vicino agli alberi, ricordarsi che la luce naturale è una farmaco potentissimo” (Corriere.it).


Misure diverse per emergenze diverse


Proprio perché ci troviamo di fronte a due emergenze diverse, le differenti misure di prevenzione devono essere mirate alla soluzione del problema, nel caso dei cambiamenti climatici avete manifestato il vostro disappunto considerato l’approccio a rimandare il problema piuttosto che risolverlo, questo è emerso nel sondaggio precedente.


Vi abbiamo fatto la stessa domanda settimana scorsa, più dettagliatamente vi abbiamo chiesto se foste d’accordo sulle misure prese per il contenimento dell’emergenza Coronavirus, abbiamo letto considerazioni diverse tra loro ma molto interessanti.


Alcuni di voi si sono focalizzati sulla rapidità con cui si manifesteranno le complicazioni fondamentali di queste emergenze, naturalmente più imminenti del caso del Covid-19.


“Le misure prese in merito al Coronavirus sono state, in generale (anche se non tutte), adeguate per una tipologia di emergenza mai vissuta prima e che ha la necessità di essere risolta nell'immediatezza. Per quanto riguarda l'emergenza climatica, i governi pensano, purtroppo, di avere molto tempo per risolvere i problemi”.


Come abbiamo visto prima però, stiamo confrontando due emergenze differenti e, come ha ricordato qualcuno di voi, la pandemia è un fenomeno naturale e proprio per questo alcuni di voi hanno espresso le loro perplessità nel “mettersi contro la natura”.


“Avrei lasciato che la malattia facesse il suo corso. In passato, nella storia, le malattie ci son sempre state ed è stato compito del corpo umano imparare a conviverci e a farsi gli anticorpi. Sempre stato così, per quanto questo comporti la perdita anche di persone care, non esiste che venga chiuso tutto così, di punto in bianco. Non servirà a nulla…”


Sei d’accordo con questo punto di vista? Dobbiamo solo lasciare che la natura faccia il suo corso? O è necessario intervenire per minimizzare le perdite?


La scelta del lockdown va infatti a discapito di altri settori, come quello economico:


L'approccio per il covid è sbagliato, stanno ammazzando il paese, bloccando la produzione uccidono l'economia”


Non ci troviamo forse di fronte a due problematiche opposte? Da una parte abbiamo messo l’economia in primo piano dimenticandoci della crisi climatica, dall’altra parte la stiamo sacrificando in favore della nostra salute.


“Difficile "criticare" e definire le norme giuste in assoluto da prendere in questo periodo. Per il climate change sicuramente si può fare molto di più: investire maggiormente su rinnovabili, sistemi di controllo della differenziata, sensibilizzare le industrie o investire nella ricerca su materiali biodegradabili a basso impatto che possano sostituire la plastica”.


In conclusione


La nostra generazione sta vivendo due grandi emergenze diversissime tra loro ma, secondo molti di voi, gestite entrambe in modo sbagliato. Ci troviamo di fronte ad un paradosso in cui abbiamo visto misure di prevenzione tempestive e radicali per un’emergenza che conosciamo poco come quella del Coronavirus. Dall’altro lato abbiamo la crisi climatica, per cui sappiamo bene cosa potremmo fare per limitarne i danni ma, nonostante questo, i governi non fanno che allungare i tempi di azione.








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