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Gli standard da rispettare per un abbigliamento sostenibile

Ultimamente e per ovvi motivi, l’ecologia sta prendendo sempre più piede. Moltissimi giovani nel mondo si stanno responsabilizzando, diventano più attenti sul rispetto dell’ambiente e del nostro ecosistema. Scendono in piazza per i fridays for future e il loro interesse si vede anche nelle abitudini più semplici, un esempio lampante è come moltissimi stiano iniziando utilizzare una borraccia al posto di centinaia di bottigliette di plastica e ci si può fare caso ovunque. Tantissime università di Milano stanno regalando o vendendo borracce con il loro logo, per cercare di portare i propri studenti sulla buona strada dell’ecologia.


Altri ambiti in cui possiamo dimostrare la nostra attenzione per l’ambiente è l’alimentazione, evitando di consumare troppa carne, i cui allevamenti intensivi sono tra le principali attività industriali inquinanti, e ancora evitare gli alimenti super confezionati, prediligendo magari l’acquisto di prodotti sfusi rispetto a quelli con una quantità gigantesca e inutile di plastica. Come abbiamo già detto in altri articoli vi consigliamo packaging di carta o se proprio non riesci a rinunciare alla plastica, che sia biodegradabile.


Oltre all’alimentazione però c’è qualcos’altro con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno: l’abbigliamento. Nel nostro articolo sulla canapa abbiamo già brevemente parlato di quanto il cotone tradizionale sia inquinante: oltre alle sostanze chimiche provenienti dai pesticidi utilizzati e che successivamente vengono riversate nei campi, è necessario parlare anche delle conseguenza: il suolo perde fertilità e la sua biodiversità, le acque vengono inquinate. I problemi non sono però solo ambientali, si pensi alla manodopera infantile sfruttata per la produzione di tessuti.


Lo scopo di questo articolo è quindi informarvi su come scegliere tessuti e capi a basso impatto ambientale per quanto riguarda anche i piccoli aspetti della produzione di abbigliamento. 


Abbigliamento sostenibile: Il GOTS

GOTS è l’acronimo di Global Organic Textile Standards, è considerato il vangelo dei produttori tessili in modo da garantire al consumatore che criteri sia ambientali che sociali, sono stati rispettati durante la raccolta in campo delle fibre naturali, la produzione e durante le fasi manifatturiere successive. 

Clicca su questo link per scaricare e leggere l’ultima versione del manuale, qui sono indicate le sostanze abolite per una produzione sostenibile e le relative percentuali da rispettare.


Come riconoscere un prodotto che ha il GOTS

  • Sull’etichetta sono indicate le diciture
  • Organic
  • Organic - in conversion
  • Made with (x%) organic materials
  • Made with (x%) organic - in conversion materials
  • Il logo GOTS ( → )
  • La semplice scritta GOTS o, per esteso, Global Organic Textile Standards

Abbigliamento sostenibile: cos’è L’RDS


È l’acronimo di Responsible Down Standard, se per la tutela dell’ambiente esiste il GOTS, l’RDS si occupa del controllo delle condizioni di salute e sicurezza degli animali e più in particolare di oche e anatre, spesso sfruttate per la produzione di piumini. Molte aziende hanno abolito l’uso di piume animali, ma questo problema purtroppo persiste. RDS si occupa di definire degli standard mondiali in modo volontario e indipendente, motivo per cui rispettarli è facoltativo e ogni compagnia decide se attenersi o meno a queste norme.


Esempi di compagnie con RDS

bThe North Face

Benetton

Columbia Sportswear

Arem

Algonatural

Taroni


Per dare un’occhiata a tutte le altre, clicca qui! 


Conoscevi queste certificazioni? Hai mai acquistato capi di queste compagnie? Raccontaci di più sulla tua esperienza in un commento qui sotto! 

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