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Fiume Gange: sacro in India ma anche sesto nel mondo per inquinamento

Nel mondo ci sono quasi otto miliardi di abitanti, ma di questi circa una persona su quattro non ha accesso a fonti d’acqua sicure


Moltissimi territori e paesi del mondo non hanno accesso all'acqua potabile: alcuni perché sotto un regime i cui interessi economici sono ben più determinanti della salvaguardia dei propri cittadini; altri perché collocati in regioni “sfortunate” dove i periodi di siccità infieriscono molto sulle scorte d’acqua.


La carenza di acqua potabile è un problema di cui si parla da sempre, ma noi ci siamo chiesti: cosa succede quando l’acqua c’è ma è avvelenata dall’inquinamento? Abbiamo pensato al paradosso del fiume indiano Gange: tra i dieci fiumi più inquinati del mondo ma, allo stesso tempo, considerato dalla religione induista fiume sacro le cui acque ripulirebbero i peccati di chi vi si immerge.

fiume gange


Tra i paesi più colpiti dalla scarsità di acqua potabile troviamo la Libia, che oltre ad aver sempre avuto fonti idriche inaffidabili viene sfruttata dal nuovo regime che le impone periodi senza acqua, cibo e petrolio.


Anche in Yemen e Giordania le condizioni sono critiche, anche se il continente più colpito in assoluto è quello Africano, in particolare nel Sahara occidentale e nel Gibuti che, essendo in una posizione militare strategica nonché duramente colpito dalla crisi dei rifugiati, le condizioni per assicurarsi acqua potabile sono piuttosto critiche.


Tuttavia come vi accennavamo in questo articolo più che concentrarci sulla carenza di acqua potabile vorremmo focalizzarci su un’altra realtà. Ci spostiamo di almeno qualche migliaio di chilometri verso l’Oriente per raggiungere l’India e, in particolare, le rive del fiume Gange.


È lungo 2.510 km, nasce nell'Himalaya centrale e sfocia nel Golfo del Bengala, considerato dalla religione induista un fiume sacro ed è adorato nella sua forma personificata della Dea Ganga


Come ogni grosso fiume ha permesso la nascita e lo sviluppo di molti centri urbani e civiltà, costituendo una fonte di vita e un enorme aiuto per il settore agricolo e l’economia di India e Bangladesh. Ogni anno trasporta circa 1,6 milioni di tonnellate di sedimenti, che rendono queste terre alcune tra le più fertili al mondo, non c’è da stupirsi che venga venerato come un Dio.


Attira fedeli da ogni parte dell’India e del mondo, le sue acque vengono infatti utiizzate nei riti religiosi di tutto il Paese: viene servita ai matrimoni e usata durante le cerimonie di iniziazione dei Bramini (sacerdoti).

fiume sacro gange


Ma oltre ad essere notoriamente considerato un fiume sacro è altrettanto noto che sia uno dei più inquinati del mondo, gli anni in cui il problema è stato accantonato e la corsa all’industrializzazione sono le principali cause scatenanti che hanno portato il Gange a queste condizioni.


Molte città fanno defluire le proprie fogne nel fiume senza alcun filtro o depurazione, le industrie scaricano liquami tossici e, sempre per motivi religiosi, nelle acque del Gange ci sono decine di tonnellate di ceneri che dopo la cremazione vengono sparse nel fiume, e resti umani.


L’acqua del Gange, che è una vera e propria fonte di vita per 400 milioni di persone, è tragicamente contaminata da rifiuti, pesticidi, metalli industriali e derivati del petrolio. L’esploratore Alex Bellini ha deciso di percorrere l’intero fiume per osservare e denunciare questa realtà, da qui nasce il progetto 10 rivers 1 ocean qui sotto.


Ci sono buoni propositi per la pulizia del fiume: il premier Narendra Modi nel 2014 ne fa una priorità, pensava addirittura di completare la depurazione del Gange entro il 2020. Il premier Dichiara che  

«Ganga ha deciso che io debba avere delle responsabilità - Dalla sorgente fino alla foce. Ma Ganga sta gridando aiuto. Sta dicendo: “deve esserci qualcuno dei miei figli che viene a tirarmi fuori da questa sporcizia”». (Corriere della Sera)


Ad oggi i cambiamenti effettuati non sono stati molti, a dirla tutta la situazione è anche peggiorata durante il governo di Modi. Come dicevamo i buoni propositi ci sono, e così i fondi: per la pulizia del Gange sono stati infatti stanziati l’equivalente di 3 miliardi di dollari. Di questi solo un terzo è stato impiegato in opere di miglioramenti, che comprendono per di più abbellimenti estetici nelle zone di maggior interesse turistico, nessun impianto di depurazione è stato aggiunto.


Secondo le credenze induiste il fiume Gange si autopurifica, è così che si spiegherebbe la sua natura divina, purtroppo però, evidentemente, non è così e il fiume sacro, Ganga Mata (Madre Ganga, così chiamato dagli induisti) rimane tra i più inquinati al mondo, mettendo a rischio la vita di centinaia di milioni di persone.


Pare non ci siano ancora piani concreti per la pulizia delle acque, sicuramente la determinazione di ripulire il Gange c’è ed è portata avanti dalla destra induista del Bharatiya Janata Party, di cui fa parte il premier Narendra Modi, ma naturalmente anche scienziati e attivisti.


È triste sapere che le stesse acque che per qualcuno sono sacre, oggetto di venerazione e ausilio per il compimento di alcuni riti religiosi, per altri non sono che una discarica dove rilasciare le scorie inquinanti e tossiche, avvelenando una delle terre più fertili del mondo e tutti i suoi abitanti.


Tra gli attivisti più noti che si sono battuti per la purificazione del fiume Gange ricordiamo Swami Gyan Swaroop Sanand: 87 anni, sceglie un'estrema forma di protesta che comprendeva il digiuno a tempo indeterminato, non avrebbe smesso fino a quando il governo non avesse avviato un programma di interventi per contrastare l'inquinamento del fiume, muore così quattro mesi dopo, nel 2018, senza mai vedere Ganga Mata ripulita.

Il fiume Gange è fonte di vita per centinaia di milioni di persone: ha sempre costituito una fonte d’acqua per l’irrigazione di una regione vastissima resa molto fertile proprio grazie alle sue acque, ma queste sono anche importantissime per la pesca e sacre per la religione induista; ogni fedele di questa religione almeno una volta nella vita dovrebbe recarsi a Varanasi, la città santa sul Gange e immergervisi. 

fiume gange inquinato

È importante ripulire questo fiume non solo per il rispetto di una cultura e della sua religione, ma di tutto l’ecosistema: uomo e ambiente sono strettamente correlati, quando uno si ammala anche l’altro necessariamente ne risente.


Noi di Warm Burrow siamo sempre pieni di speranza, ci auguriamo quindi che l’India, essendo un paese in via di sviluppo, trovi presto i mezzi e la determinazione per ripulire il Gange dalla plastica e dai rifiuti tossici, sperando che, come ad un tempo, candele e petali di rose profumati tornino ad essere gli unici corpi estranei che galleggiano sulle sue acque.


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Chiara Di Niccolo  

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