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Ecco il nuovo packaging realizzato con la manioca

Ecco il nuovo packaging realizzato con la manioca: Avani è la società indonesiana nata nel 2014 che crea soluzioni biodegradabili alle confezioni che utilizziamo ogni giorno sostituendo la plastica con questo tubero.

Packaging biodegradabile: dov’è nata l’idea?

L’idea parte dal suo creatore, Kevin Kumala, un imprenditore con la passione del surf che un giorno, tornando a Bali, nota che la cara spiaggia in cui è solito recarsi non è più la stessa: è piena di plastica. Surfare non è più la stessa cosa e la visione di quest’orribile scena lo porta a decidere che è arrivato il momento di fare la differenza.

Kumala ha studiato biologia, e sfrutta quindi le sue conoscenze per fondare AvaniLo scopo è introdurre una bioplastica che non abbia impatto ambientale e che sia completamente biodegradabile. In seguito studia i progetti di altre compagnie che hanno gli stessi obiettivi, e trova nella manioca la ricetta perfetta. 


Un’ottima idea, ma se proprio dobbiamo trovare un lato negativo, questo è sicuramente il costo, che per alcuni prodotti può essere sconveniente. Per esempio una borsa per la spesa di Avani costa il doppio di una tradizionale, al contrario però dei poncho anti-pioggia che sono più economici.

Già in numerose occasioni abbiamo trattato il problema della plastica monouso: i nostri oceani ne sono pieni, le microplastiche si trovano ovunque, negli alimenti che assumiamo, nel nostro cibo, in moltissimi organismi e sicuramente in ogni essere umano. 

Pensate che da uno studio portato avanti da alcuni ricercatori dell’università di Newcastle in Australia, ne è emerso che in media ingeriamo 5 grammi di plastica ogni settimana, il peso di una carta di credito. Con questa immagine forte gli studiosi vogliono allarmare ancora di più su questo argomento, rendendo ancora più evidente il fatto che interessa tutti allo stesso modo.

Le isole di plastica sono la causa principale

Il problema delle microplastiche deriva principalmente dalla plastica dispersa nell’oceano, ammassata in grossi agglomerati, di cui abbiamo parlato nell’articolo Garbage patches.

La causa principale è l’uso spropositato di plastica, nonostante sia un materiale che perdura nel tempo ed è utilissimo. Di fronte a questa problematica molte compagnie si stanno già dando da fare, aderendo all’iniziativa di eliminare tutta la plastica monouso a partire dal 2020, o sfruttando materiali biodegradabili per ottenere gli stessi oggetti.


Tra gli esempi troviamo la società Biotrem, di cui abbiamo già parlato sul nostro blog e se sei interessato all’argomento clicca qui per visitarlo!


Ormai tutti gli oggetti di plastica sono entrati a far parte del nostro quotidiano, sono radicati nelle nostre abitudini e sicuramente è difficile cambiare la mentalità di alcune persone, per esempio cercando di convincerli a richiedere sacchetti di carta quando compriamo alimentari. Allora è proprio per questo che la soluzione più efficace è cambiare il materiale di realizzazione.


Conosci altri tipi di plastiche biodegradabili o altre aziende che stanno operando sullo stesso scopo? Scrivilo in un commento! E condividi se l’articolo ti è piaciuto!



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