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Deforestazione dell'Amazzonia: l'impatto ambientale delle coltivazioni di soia

Nell’articolo di settimana scorsa abbiamo viso la lunga strada che compie un avocado prima di arrivare nei nostri supermercati. Oggi, invece, ci occuperemo della soia e scopriremo in che modo le sue coltivazioni sono connesse alla deforestazione dell'Amazzonia.

  • Quali sono le origini della soia?
  • Che percorso fa la soia prima di arrivare sulle nostre tavole?
  • La soia è dannosa per l’ambiente?

Bando alle ciance, cominciamo!

Deforestazione dell'Amazzonia: l'impatto ambientale delle coltivazioni di soia

L'origine del nome "soia"

In Indonesia la salsa di soia è nota col nome di kecap, termine utilizzato per indicare salse fermentate. Si crede che la parola inglese "ketchup" derivi da tale termine La salsa di soia nasce originariamente in Cina, dove le salse fermentate sono note fin dall'antichità. La data esatta in cui comparve per prima volta è sconosciuta, ma l'origine della salsa viene fatta risalire durante la dinastia Han occidentale. 

Fu introdotta per la prima volta in Giappone alla fine del VII secolo grazie ai monaci buddhisti, che utilizzavano la salsa di soia per conferire ai cibi un certo aroma di carne, considerando che la carne e il pesce sono vietati dai precetti buddhisti.

Utilizzi della soia

La soia è un legume dalle caratteristiche molto particolari, utilizzato come legume secco oppure per la realizzazione di latte di soia, yogurt di soia, gelato di soia, salsa ecc. Tuttavia, la soia non viene utilizzata solo come alimento per la popolazione umana, ma anche come cibo per gli animali.

I semi di questa pianta offrono circa il 36% di proteine ma anche un buon contributo di grassi (20%). Tra i benefici che offre la soia vi sono la regolarità intestinale ma anche la capacità di tenere a bada glicemia e colesterolo e prevenire l’osteoporosi. Si è dimostrata inoltre utile per la sfera femminile in particolare nel trattamento dei disturbi della menopausa. 

Di soia, come della maggior parte degli altri alimenti, non bisogna abusarne. Anche se il parere su questa questione è ancora controverso, sembra che la principale controindicazione dell’utilizzo della soia sta nella presenza in questo legume di alcuni fitoestrogeni ovvero ormoni di tipo vegetale che potrebbero andare a stravolgere l’equilibrio della tiroide e di alcuni organi. 

L'impatto ambientale della coltivazione della soia

Agricoltura e silvicoltura sono i responsabili di un quarto delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) ha chiarito che le emissioni nette di gas serra dovranno diminuire del 25% entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro il 2070, se l’umanità vuole evitare che la temperatura globale superi i 2°C. Sorprendentemente, per farlo dovrà anche limitare il consumo di soia.

La guerra dei dazi appena iniziata tra Usa e Cina coinvolge anche la soia. La Cina ha infatti ridotto le importazioni dagli Usa, mentre i nuovi accordi commerciali Usa-Europa hanno fatto impennare le importazioni europee.

Perché la soia ha questo impatto ambientale?

La deforestazione

La coltura è il secondo driver agricolo di deforestazione, dietro all’allevamento del bestiame. La sua produzione è in gran parte concentrata nelle regioni del Sud America, dove le piantagioni hanno invaso alcuni tra gli ecosistemi più a rischio. Più di un milione di chilometri quadrati di terreni agricoli in tutto il mondo sono occupati da colture di soia. Secondo dati WWF, Stati Uniti, Brasile e Argentina producono l’80% della soia a livello mondiale e la domanda è aumentata di 15 volte rispetto agli anni Cinquanta. La Cina è lo stato che importa più soia nel mondo e la domanda continua ad aumentare. 

Inoltre, secondo i dati del governo brasiliano, tra il 2006 e il 2017 sono stati abbattuti circa 220mila chilometri quadrati di vegetazione amazzonica e Cerrado, il 10% di essi per far posto alla soia. In Brasile sono stati abbattuti alberi, dal 1978 a oggi, per un’area vasta quanto Italia e Germania e, considerando che la foresta pluviale brasiliana produce quasi il 30% dell’ossigeno terrestre e regola il riscaldamento globale, ci si può fare un’idea dell’enorme danno ambientale causato dalle coltivazioni di soia. 

La soia viaggia per centinaia di chilometri su gomma dai luoghi di produzione ai porti attrezzati per il commercio, e da qui per migliaia di chilometri in mare per raggiungere i paesi di consumo. Non è quindi solo la deforestazione l’unico impatto del crescente mercato mondiale della soia. Inoltre, la soia richiede un uso massiccio di pesticidi che contribuiscono all’erosione del suolo e hanno un forte impatto ambientale sul terreno.

Quanta soia abbiamo, inconsapevolmente sui nostri piatti?

Un dossier del WWF mostra come la maggior parte della soia venga impiegata nell'alimentazione animale e come essa sia responsabile della distruzione della foresta amazzonica.

Il dossier Amazzonia nel piatto è stato pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente e spiega come la foresta tropicale più grande del pianeta sia minacciata dalla coltivazione del legume un tempo conosciuto solo in Asia e che oggi viene coltivato, per la maggior parte, come mangime animale.

Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF ha dichiarato:

La produzione di soia è la principale responsabile della deforestazione in Amazzonia, insieme con l’espansione dei pascoli per il bestiame allevato, agli incendi, al disboscamento legale e illegale, alla costruzione di strade asfaltate e al degrado causato dai cambiamenti climatici in atto”. 

Il WWF ha stimato che solo il 6% di tutta la produzione globale sia destinato all’alimentazione umana, mentre che il 76% venga utilizzato per quella animale per pollame, suini, uova che finiscono nei nostri piatti quotidianamente.

Quindi, quanta soia abbiamo nel piatto?

Secondo quanto si legge nel dossier, per ogni chilo di prodotto animale, si usano dai 150 ai 500 grammi di soia, mentre è proprio l’aumento del consumo di carne in Paesi in via di sviluppo la causa principale dell’aumento costante della produzione. 

Come consumare la soia in maniera etica e  sostenibile?

Secondo il WWF è necessario che produttori e consumatori collaborino per la creazione di una filiera sostenibile. Produrre soia senza distruggere uno degli scrigni di biodiversità è possibile solo attraverso un processo di certificazione della soia che preveda la tutela delle aree agricole e delle popolazioni che lì vivono.

Tuttavia, noi consumatori siamo i primi che possiamo realizzare il cambiamento: quello che chiediamo è una presa di coscienza dell’impatto ambientale che alcuni alimenti hanno sull’ambiente. Questo non deve necessariamente portare all’adozione di diete vegane o vegetariane ma, già solo una diminuzione del consumo di carne, latticini e uova per ridurre la domanda di mangimi animali e l’attenzione agli sprechi nelle nostre dispense, potrebbe fare la differenza.


E voi ne eravate a conoscenza? Lasciateci le vostre impressioni nei commenti!


Ilaria Pietroniro



Fonti:

https://www.dissapore.com/alimentazione/cosa-ce-di-etico-nella-dieta-dei-vegani/

https://www.wired.it/attualita/ambiente/2019/05/31/soia-ambiente-problema-globale-deforestazione/

https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/perche-la-soia-minaccia-lamazzonia

https://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/soia-proprieta-benefici/



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