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Coronavirus e inquinamento: esiste un collegamento?

Questo articolo nasce da una riflessione personale a cui ho pensato qualche mese fa, quando la Cina ha iniziato la lotta contro l’epidemia di Coronavirus e in Italia ancora potevamo ritenerci tranquilli. 


Mi sono chiesta se il problema dell’inquinamento infierisse con la diffusione di questa epidemia che, come abbiamo sentito e letto moltissime volte, causa infezioni alle vie respiratorie e può presentarsi come una comune influenza o, nei casi più gravi, come sindrome respiratoria acuta grave (SARS).


SARS-CoV è un virus identificato nel 2003 in seguito ad un’epidemia nata in Cina nel 2002, con molte caratteristiche in comune con il COVID-19. 


Entrambe le epidemie, che causano problemi alle vie repiratorie, trovano il loro focolaio in Cina: paese con più emissioni di CO2 al mondo secondo le stime del Global Carbon Atlas

Di conseguenza mi sono chiesta: 


E' una casualità?

Coronavirus e inquinamento: esiste un legame?

Per mesi ho effettuato ricerche sulla correlazione tra la qualità dell’aria che respiriamo e il numero di casi di Coronavirus. Per molto tempo i miei sospetti non hanno trovato conferma nella scienza, recentemente però mi sono imbattuta in un articolo pubblicato il 12 marzo su The Huffington Post France, che spiega come la probabilità di contrarre il virus si alzi a seconda dell’inquinamento nell’aria.


Sul nostro blog vi abbiamo parlato delle conseguenze che i cambiamenti climatici hanno sul nostro organismo: l’aria inquinata può causare disturbi respiratori che ci rendono più vulnerabili al virus e le alte temperature favoriscono la diffusione di infezioni. 


Inoltre, sapevate che esistono virus sconosciuti o dimenticati conservati perfettamente nel permafrost, che potrebbero liberarsi con lo scioglimento dei ghiacci?

Non vogliamo allarmarvi ma offrire piuttosto uno spunto di riflessione su quanto il modo in cui trattiamo la Terra sia collegato alla nostra salute, chi semina raccoglie, giusto?


Nell’articolo di Huffpost che vi ho citato prima ho letto come i picchi di inquinamento in alcune regioni abbiano intensificato la diffusione dei virus nei soggetti più a rischio. Questo fenomeno è stato studiato a posteriori per l’epidemia di SARS del 2002 e si ritiene che la contaminazione dell’aria abbia infierito anche nell’epidemia influenzale del 1918.


Il particolato indebolisce il sistema immunitario provocando reazioni infiammatorie ed è possibile, inoltre, che gli agenti inquinanti vadano a modificare anche la struttura del virus e le sue capacità di penetrare nelle mucose e di moltiplicarsi.


Sono nate tantissime teorie di cospirazione che vedono protagonista il COVID-19, come quelle che ritengono che quest’ultimo sia un’arma creata ad hoc per ridurre la popolazione mondiale, rafforzare o indebolire i rapporti tra diversi stati. 


Noi di Warm Burrow pensiamo piuttosto che se c’è qualcuno che ha messo mano su questa emergenza per farci aprire gli occhi, questa è proprio Madre Natura.

È il pianeta, martoriato, inquinato, distrutto, che ci avverte che è arrivato il momento di cambiare le nostre abitudini.



Fonti:

WHO - Coronavirus

WHO - SARS

Global Carbon Atlas

Corriere.it

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