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Clima: conferenza delle parti di Madrid, le nostre opinioni

Più volte abbiamo parlato di come, con qualche piccolo sacrificio, sarebbe possibile cambiare radicalmente le nostre abitudini per un mondo più sostenibile, ma quando grosse somme di denaro sono coinvolte la svolta diventa quasi impossibile.


Lunedì 2 dicembre viene inaugurata la venticinquesima conferenza delle parti sul clima, dopo le precedenti conferenze e summit aleggiava già un’aria di malcontento ma anche di tanta speranza per le iniziative future. Molti nel mondo, soprattutto i giovani, dimostrano il loro interesse e il loro impegno per questo argomento: Greta Thunberg: colei che ha fatto  ridestare il mondo, Felix Finkbeiner, il “ragazzo degli alberi”, il movimento di Fridays For Future, che interessa sempre più studenti sono solo alcuni degli emblemi della lotta climatica.


(Abbiamo scritto degli articoli in merito, se ti interessa approfondire clicca sugli hyperlink qui sopra)


Come abbiamo spiegato più volte il problema sta all’alto: parte da quei governi coinvolti in affari fortemente ostacolati dalle preoccupazioni circa i cambiamenti climatici. Si basti pensare che la maggior parte degli studi negazionisti sono stati finanziati dalle più grandi compagnie petrolifere, che hanno investito più di un miliardo di dollari nella ricerca. Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, ha un piano per lo “sviluppo” dell’Amazzonia, proprio in quelle aree in cui si sono scatenati gli incendi. 


Anche durante COP 25 tenutasi a Madrid il 2 dicembre 2019 i negazionisti non hanno esitato a far sentire la loro voce.


Brasile, Australia e Stati Uniti si sono opposti all’adozione del termine «emergenza climatica», oltre a sciogliersi dal Green Fund


L’Arabia e Paesi del Golfo, fortemente dipendenti dal petrolio, hanno osteggiato i riferimenti alle raccomandazioni degli scienziati. 


Jennifer Morgan, direttrice di Greenpeace International punta l’attenzione sui diritti umani, affermando che:


«Sono le ore decisive per sapere se la Cop risponderà alla scienza e alle persone che reclamano azione climatica o permetterà che dominino i Paesi contaminanti - Australia, Brasile o Arabia Saudita sono capaci solo di distruggere l’accordo di Parigi».


Cina, India e Giappone con la loro sete di progresso e i loro 12 nuovi impianti a carbonio, fanno naturalmente fatica a tenere fede agli impegni del suo piano nazionale

Sul fronte opposto troviamo le isole Marshall, il Belize, le isole caraibiche e del Pacifico, le più esposte alle catastrofi climatiche e quelle che meno inquinano.


Veniamo sempre a capo dello stesso problema, da una parte ci sono iniziative propositive e mirate davvero al raggiungimento di quel Green New Deal di cui tanto sentiamo parlare.


Dall’altra troviamo quei governi che invece non fanno altro che ostacolare la svolta verde per favorire una terra che un giorno lasceranno, distrutta e stremata fino all’osso, in mano ai loro figli e nipoti, come simbolo che un uomo può sì amare il proprio paese, ma la sete di denaro lo renderà talmente cieco da distruggerlo senza rendersene nemmeno conto. 


Greta Thunberg lancia il suo messaggio, a cui noi di Warm Burrow ci uniamo a gran voce e con cui vi salutiamo per questo articolo:


«Sembra che la Cop 25 stia fallendo proprio ora. La scienza è chiara, ma viene ignorata. Qualunque cosa accada, non ci arrenderemo mai. Abbiamo appena iniziato».

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