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Cina: l’emergenza rifiuti e il problema della plastica 

“Ciao, come stai? Ho una domanda per te: visto che hai vissuto in Cina per un anno intero, sapresti dirmi qualcosa di come funziona la raccolta differenziata e, in generale, qual’è l’approccio che si ha con i rifiuti?”

A questa mia domanda, l’intervistata ha subito replicato con una risata, accompagnata da un “non c’è niente da dire, non la fanno”.

La Cina, grande superpotenza economica dei nostri giorni, è il Paese più sommerso di rifiuti al mondo. Distese di rifiuti, specie di plastica, propri e altrui. 

inquinamento cina

Come già vi avevamo accennato, dopo la decisione di Pechino di bandirne l’importazione, che nel 2016 ha raggiunto cifre record pari a 600 mila tonnellate mensili, la tratta si è riversata su altri paesi limitrofi, causando pari ripercussioni sull’ambiente circostante. 

Ma come viene vissuto il problema dei rifiuti da chi ogni giorno cammina tra le strade di città e province cinesi? 


La testimonianza

“La raccolta differenziata in Cina è stata promossa a partire dall’anno scorso dall’amministrazione di Shanghai. Tutto è partito dal tentativo di sensibilizzazione dei cittadini attraverso l’uso di vignette esplicative fatte circolare sui social cinesi più famosi, come Wechat, Weibo e Little Red Book, o promosse su cartelloni pubblicitari alle fermate dei mezzi pubblici e sui mezzi di trasporto. Nella stragrande maggioranza delle città non è minimamente contemplata la raccolta differenziata. Nel 2019 le campagne sono state promosse principalmente nelle zone centrali di Shanghai, ma non nelle periferie più remote. Quest’anno doveva iniziare la “sensibilizzazione del cittadino” anche a Pechino e altre grandi metropoli come Guangzhou, Chongqing, Chengdu, Hangzhou, ma con il COVID-19 non so quanto sia stato fatto.

In generale io non ho mai visto, nemmeno a Shanghai, persone rispettare la raccolta differenziata. Tra l’altro usano una quantità impressionante di plastica. Trovi tantissime cose impacchettate singolarmente, come nel caso della frutta (un sacchetto di mele in cui ogni singola mela è a sua volta impacchettata singolarmente) e dei biscotti.”


Come emerge da questo breve racconto, il problema della Cina va ben oltre i rifiuti degli altri. Infatti nel 2017, l’anno successivo al bando imposto dalla Capitale, il numero di rifiuti prodotti dagli imballaggi in plastica aumentano di nove volte rispetto al 2015. D’altronde, se tutto viene imballato singolarmente, la cosa non è molto difficile da credere.


Plastica, discariche, inquinamento

Un approfondito articolo pubblicato dal New York Times a maggio 2019 mostra come le applicazioni di food delivery siano dirette responsabili di questo drastico aumento (si parla di 1.6 milioni di tonnellate) degli imballaggi in plastica non biodegradabile. Plastica che viene scartata, bruciata o sepolta, insieme a tutti gli altri rifiuti che, come abbiamo visto, continuano a non essere differenziati. 

Nonostante la produzione pro-capite cinese di rifiuti in plastica sia minore rispetto a quella americana, il problema che affligge la superpotenza asiatica è che un terzo di questi finisca in discariche mal gestite o all’aria aperta, trovando facilmente strada verso gli oceani. 

Parlando di discariche, un altro fatto degno di essere menzionato riguarda il “cimitero” di rifiuti di Jiangcungou, uno dei più grandi di tutto il Paese. 

Aperta nel 1994 con obiettivo di rimanere attiva fino al 2044, questa enorme discarica di 700 mila metri quadri con una capacità di 34 milioni di metri cubi di rifiuti, ha raggiunto la massima capienza a novembre dello scorso anno, con ben 25 anni di anticipo rispetto a quanto pronosticato. Il Governo, nel tentativo di promuovere un modello di smaltimento più sostenibile, ha deciso di chiuderla, trasformando tale superficie in un parco pubblico. Al posto delle discariche, quindi, verranno incentivate nuove misure, come l’apertura di inceneritori, con minore impatto e capaci di produrre energia, o la stessa raccolta differenziata.

L’obiettivo fissato da Pechino è di raggiungere entro il 2020 il 35% di riciclo dei rifiuti domestici, specie nelle grandi città, introducendo al tempo stesso regole rigide e sanzioni severe per i trasgressori. Un’altra scadenza prefissata è quella per la rimozione della plastica monouso entro il 2025, scaglionata in 3 fasi: prima nelle grandi città, poi nelle provincie e, infine, in tutti i villaggi. Ancora una volta avranno un ruolo fondamentale le catene di e-commerce e di consegne a domicilio, come Alibaba, JD.com e Meituan, responsabili della circolazione di grandi quantitativi degli imballaggi presenti sul territorio. 


Cosa succederà ora che alla crisi dei rifiuti domestici e industriali si sono aggiunti anche quelli sanitari? Come continuerà la cina la sua lotta contro la plastica? Raggiungerà gli obiettivi prefissati?

Purtroppo nulla è certo, ma speriamo che i cinesi prendano coscienza della gravità della questione perché, purtroppo, per salvare la Terra non basterà qualche semplice mese di lockdown.


di Alice Nardiotti



Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi continuare “il giro del mondo”, leggi anche: “Paesi bassi: tra biciclette e raccolta differenziata verso un paese più green”

Oppure: “Raccolta differenziata nel mondo: il Sud Corea è il modello orientale”


Fonti:

https://www.ilpost.it/2019/11/18/cina-discarica-jiangcungou/

https://www.nytimes.com/2019/05/28/technology/china-food-delivery-trash.html

https://www.nytimes.com/2020/01/20/world/asia/china-plastic.html

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