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Chernobyl, la rinascita degli animali: 33 anni dopo il disastro

centrale nucleare chernobyl

Quanti di voi hanno visto la serie tv Chernobyl?

Oggi, nella nostra rubrica di Warm Burrow, parleremo appunto di questo disastro nucleare e delle sue conseguenze a livello di flora e fauna. Parleremo degli animali che popolano Chernobyl, dove sembrava impossibile una sua rinascita. 

Ovviamente tutti noi sappiamo che la distruzione della centrale nucleare di Chernobyl aveva devastato enormi aree urbane con risvolti che avrebbero cambiato per sempre il panorama delle zone colpite.

Ma oggi è ancora così?

Noi ce lo siamo chiesti e ci siamo informati per condividere con voi qualcosa di sorprendente! Ad oggi, 33 anni dopo il disastro nucleare, gli animali di Chernobyl rinascono, diventando i nuovi protagonisti di queste zone ormai desolate.

Chernobyl: la storia in breve del disastro

chernobyl

Era il 1986 quando il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl subì un’esplosione durante un test tecnico.

Da allora, la cosiddetta “zona di alienazione” (compresa in un raggio di 30 chilometri) venne completamente interdetta a qualsiasi forma di attività civile o commerciale, di passaggio umano ecc. ed è diventata, ad oggi, l’habitat di un discreto numero di specie animali.

Numerosi scienziati hanno studiato la radioattività nelle zone colpite stabilendo che per secoli qualsiasi forma di vita sarebbe stata impossibile. Ma gli animali ci sorprendono sempre! Quella grande area off limits compresa tra Ucraina e Bielorussia in questi 33 anni è diventata la casa di cani, gatti, volpi, orsi bruni, bisonti, lupi, linci, cavalli, pesci e oltre 200 specie di uccelli.

Perché CHernobyl si è popolato di animali?

chernobyl

Un gruppo di 30 ricercatori provenienti da Regno Unito, Irlanda, Francia, Belgio, Norvegia, Spagna e Ucraina ha presentato i risultati di uno studio su grandi mammiferi, uccelli nidificanti, anfibi, pesci, bombi, lombrichi e batteri dimostrando che attualmente l’area ospita una grande biodiversità. 

Inoltre, hanno confermato la generale mancanza di grandi effetti negativi degli attuali livelli di radiazioni sulle popolazioni animali e vegetali che vivono ad oggi a Chernobyl. 

Gli animali dopo Chernobyl si sono adattati geneticamente per sopravvivere alle radiazioni: per esempio, le rane nella zona di esclusione sono più scure delle rane che vivono al di fuori di essa, il che potrebbe essere una possibile difesa contro le radiazioni.

Inoltre, l’assenza di esseri umani in quest’area potrebbe favorire molte specie, in particolare i grandi mammiferi.

Un chiaro esempio della diversità della fauna selvatica nella zona è dato dal progetto TREE(TRansfer-Exposure-Effects, diretto da Nick Beresford del Centro per l’ecologia e l’idrologia del Regno Unito), grazie al quale alcune telecamere di rilevamento del movimento sono state installate per diversi anni in alcune aree della zona di esclusione.

Le foto riprese da queste telecamere rivelano la presenza di una fauna abbondante a tutti i livelli di radiazioni, compresi orsi bruni, bisonti europei e un numero cospicuo di lupi e cavalli.

Chernobyl oggi: gli incredibili sviluppi

Negli ultimi 33 anni, Chernobyl è passata dall’essere considerata un potenziale deserto per la vita ad essere un’area di grande interesse per la conservazione della biodiversità. Può sembrare strano e paradossale, ma ora i ricercatori affermano che si dovrebbe lavorare per mantenere l’integrità della zona di esclusione come riserva naturale se si vuole garantire che in futuro Chernobyl rimanga un rifugio per la fauna selvatica.

Peter Hayden, un documentarista neozelandese, nel 2007 è entrato nella zona contaminata, dove dal 1986 non vive più un solo umano, e ha raccontato la storia di una gatta di tre anni e dei suoi micetti, di un giovane lupo solitario che finalmente trova la sua compagna, di due cuccioli di orso che esplorano le case abbandonate… e poi cervi e cavalli selvatici, aquile e cinghiali, alci e civette, castori e linci, insetti multicolori e vegetazione lussureggiante.

 Il documentario da lui realizzato si intitola «Chernobyl Reclaimed: An Animal Takeover». Inoltre, tre anni fa un inviato del National Geographic ha compiuto un viaggio analogo e ha raccontato con uguale meraviglia l’esplosione della vita animale intorno alla centrale che tuttora emette radiazioni. 

Non ci crederete mai ma è anche possibile visitare, in parte, questa oasi! Alcuni tour consentono, da Dicembre 2018, di esplorare una particolare zona. APB-Birdlife Belarus è un’associazione di conservazione animale della Bielorussia, che ha iniziato a organizzare dei tour nell’area del parco denominato “Палескі дзяржаўны радыяцыйна-экалагічны запаведнік – Riserva Radioecologica di Palieski”, nella zona della Polesia, che è il nome della parte bielorussa dell’area di alienazione della centrale. 

Oggi la riserva, che viene descritta come il più grande esperimento di ricostituzione della fauna selvatica, ospita il 70% delle specie di uccelli della Bielorussia e molti lupi, cinghiali e orsi. Secondo quanto spiegato dall’organizzazione, i profitti dei tour vengono reinvestiti per la conservazione della fauna selvatica, rendendo assolutamente nobile questa forma di nuovo ecoturismo.

La lontananza dalla centrale nucleare dovrebbe garantire livelli di radioattività talmente bassi da non costituire un pericolo per i visitatori, che potranno osservare una zona ad altissima densità di animali e stupirsi di fronte alla resilienza della natura.

Ilaria Pietroniro



https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/chernobyl-animali-radioattivi/

https://www.nationalgeographic.com/news/2016/04/060418-chernobyl-wildlife-thirty-year-anniversary-science/

https://www.corriere.it/animali/bonnie-e-co/notizie/gli-animali-chernobyl-ci-svelano-quanto-noi-umani-siamo-insignificanti-b4881cfe-8d5c-11e9-98ba-037337dafe50.shtml

https://www.vanillamagazine.it/apre-al-pubblico-una-riserva-naturale-nella-zona-di-alienazione-di-chernobyl/

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