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Animali e Coronavirus  hanno qualcosa in comune?

Quello che stiamo vivendo appare surreale, magari spesso pensiamo di trovarci in un film catastrofico. Purtroppo, questa è, invece, la realtà dei fatti. Nella speranza che tutto migliori nel più breve tempo possibile, noi del team di Warm Burrow abbiamo voluto portare alla luce una realtà di cui non si è parlato ultimamente.


Il Coronavirus così come altri virus nati nel corso della storia, è strettamente legato alla biodiversità

Riuscite a immaginare il perché? 

Bene, scopriamolo insieme! In questo articolo cercheremo di capire come le pandemie siano collegate alla perdita di biodiversità.


Esiste un legame strettissimo tra la malattia che sta terrorizzando il nostro pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Virus, batteri e altri microrganismi nella maggior parte dei casi sono innocui, anzi, spesso essenziali per gli ecosistemi e l'uomo. Tuttavia, alcuni di essi, come il coronavirus SARS-COV-2 all'origine del Covid-19, possono provocare danni gravi sulla salute umana, sui sistemi sociali ed economici, come quelli a cui stiamo assistendo nell'attuale emergenza sanitaria che ha raggiunto la portata di una vera e propria pandemia

Quella provocata dal Coronavirus fa parte delle cosiddette "malattie emergenti" - come ad esempio Ebola, Aids, Sars, influenza aviaria o suina - che non sono catastrofi del tutto casuali ma mostrano numerosi elementi in comune.

Spesso infatti le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all'uomo (esattamente come il Covid-19), sono conseguenza di nostri comportamenti errati tra cui il commercio illegale o non controllato di specie selvatiche e, più in generale, l'impatto dell'uomo sugli ecosistemi naturali. Partendo dall'emergenza coronavirus, che sta mettendo in ginocchio un mondo sempre più globalizzato, un nuovo report del WWF Italia, dal titolo "Pandemie, l'effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi - Tutelare la salute umana conservando la biodiversità" , prova a mettere in evidenza proprio i collegamenti nascosti che esistono fra le azioni dell'uomo e alcune malattie che hanno un fortissimo impatto non solo sulla salute delle persone, ma anche sull'economia e sui rapporti sociali.

che legame c'è tra coronavirus e l'ecosistema

COME NASCE IL VIRUS

Ad oggi non sappiamo ancora quale sia stata l'origine del SARS-CoV2, ma è molto probabile che dietro la sua diffusione si nasconda il commercio legale e illegale di animali selvatici quali pipistrelli. Rimane aperta però anche l'ipotesi che a facilitarne la diffusione come 'ospiti intermedi' siano stati i pangolini. Questi piccoli mammiferi insettivori sono a rischio estinzione secondo la I’UCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e sono gli animali più contrabbandati al mondo per via delle infondate credenze sui poteri curativi delle loro scaglie. 

Gli ecosistemi naturali hanno un ruolo cruciale nel sostenere e alimentare la vita, compresa quella della nostra specie, ma svolgono anche un ruolo fondamentale nel regolare la trasmissione e la diffusione di malattie infettive come le zoonosi. La distruzione di habitat e di biodiversità provocata dall'uomo rompe gli equilibri ecologici in grado di contrastare i microrganismi responsabili di alcune malattie e crea condizioni favorevoli alla loro diffusione. 


Considerando solo i vertebrati terrestri, una specie su cinque è oggetto di commercio. Questo il dato che emerge da uno studio pubblicato a ottobre 2019 sull’autorevole rivista Science, a firma di un team di biologi americani e inglesi esperti di conservazione. Lo studio, il più completo finora pubblicato sul trading di vertebrati terrestri, ha utilizzato un database messo a disposizione dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES), un trattato applicato da 183 Paesi con lo scopo di controllare lo sfruttamento commerciale di piante e animali.


  • Tre quarti (75%) delle malattie umane fino ad oggi conosciute derivano da animali e la maggior parte (60%) delle malattie emergenti sono trasmesse da animali selvatici.
  • Il commercio di specie selvatiche (wildlife traffick) e il diretto contatto con parti di animali attraverso lo scambio di liquidi espone l’uomo a contatto con virus o altri agenti patogeni di cui quell’animale può essere un ospite.


I Paesi da cui origina la maggior parte dei traffici sono tutti quelli nella fascia tropicale per quanto riguarda la vendita di animali da compagnia, mentre i prodotti provengono dall’Africa e dal sud-est asiatico, incusa la catena dell’Himalaya. Secondo un report pubblicato a febbraio 2020 da TRAFFIC, una ong inglese che opera a livello mondiale sul monitoraggio del commercio -legale e illegale- di animali e piante selvatici, il sud-est asiatico è la regione dove si origina il traffico più elevato. Tra i 180 milioni e un miliardo di rane sono commercializzate ogni anno dall’Indonesia in Europa e negli Stati Uniti, tra il 2005 e il 2013 sono stati esportate più di 10.000 pelli di rettili, e circa 10 milioni sono le tartarughe di acqua dolce esportate. Questi i dati del commercio legale, su cui aleggia però l’inconsistenza dei regolamenti e dei controlli.


COSA COMPORTA LA PERDITÀ DI BIODIVERSITÀ E IL COMMERCIO ILLEGALE

Trasportare specie selvatiche al di fuori del loro areale naturale comporta anche il rischio che alcune di esse possano diventare specie aliene invasive: se una volta arrivate nel nuovo ambiente si insediano e diffondono con successo, possono infatti provocare impatti negativi sulla biodiversità, con possibili ricadute sociali ed economiche. «A scala mondiale, il vettore principale di ingresso di animali e piante è il commercio di specie di interesse ornamentale», spiega a Scienza in rete Piero Genovesi, responsabile dell’ufficio fauna dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e presidente della commissione per le specie invasive della IUCN. Ovviamente, tra gli impatti che le specie aliene possono avere c’è anche la trasmissione di patogeni


CHE RUOLO HA L’INQUINAMENTO?

Un “position paper” presentato dal prof Leonardo Setti dell’Università di Bologna ed altri, ha avanzato inoltre una correlazione tra i superamenti dei limiti per il PM10 (particelle di particolato inquinante) nelle centraline di alcune città e il numero di ricoveri da Covid–19. Si tratta di una correlazione basata su un numero assai limitato di osservazioni, e dunque una ipotesi da verificare, ma il fenomeno alla base, ossia il particolato fine come vettore per altri inquinanti, è noto e provato. 


Per quanto sia ancora presto per giungere a conclusioni generali, è bene iniziare a fare chiarezza su un altro aspetto, molto importante, della relazione tra epidemie virali e ambiente. O, meglio ancora, tra salute umana e inquinamento/distruzione ambientale. 

Noi ci auspichiamo che, una volta superata questa “guerra” riusciremo a dare più importanza alla natura e capire che dobbiamo ripartire dal rispetto per il mondo animale e vegetale per sperare, in futuro, di vivere in un ambiente più sano e meno pericoloso. Ripartire dalla cura del nostro pianeta è l’UNICO modo per evitare di rivivere le stesse situazioni e il nostro team vi accompagnerà passo per passo per diventare sempre più eco-responsabili.

Sperando che questo articolo riesca ad interessarvi e suscitarvi curiosità.

Il team Warm Burrow 



Ilaria Pietroniro

Fonti:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/coronavirus-wwf-legame-strettissimo-con-perdita-di-natura-0f798fb0-4162-4cbb-bb59-fa0e369f17d3.html?refresh_ce

https://www.scienzainrete.it/articolo/migliore-medicina-covid-19-è-biodiversità/laura-scillitani/2020-02-27

https://www.greenpeace.org/italy/storia/7135/inquinamento-dellaria-e-pandemia-da-covid-19-che-relazione-ce/

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